Si trova su un terreno privato. Solo un apicoltore ha le chiavi e fa entrare i ricercatori NEMI Non ci sono cartelli nè segnaletica ad indicare dove si trova uno dei siti archeologici più importanti e affascinanti del mondo: il santuario del tempio di Diana e i resti della villa di Caligola a Nemi, a pochi passi dall'imponente museo delle navi romane. Proprio così, sta riemergendo la villa del terzo imperatore di Roma. Durante l'ultima campagna di scavi gli studiosi della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio hanno ricostruito lo straordinario ninfeo di Caligola rinvenuto nel complesso del santuario. Un emiciclo dell'età Giulio - Claudia situato sopra una platea, accessibile attraverso scalinate, circondato da colonne. Scavi condotti con nuove tecnologie. Come ha rivelato il direttore scientifico Giuseppina Ghini, l'intera area è stata ispezionata con ricognizioni «a volo d'uccello» di un drone nelle ultime due settimane di settembre. Una straordinaria scoperta accompagnata da molte ombre: camminando nella valle del lago in cerca dell'area archeologica, gli unici cartelli e segnaletica che si scorgono sono riconducibili all'azienda di apicoltura: «Tempio di Diana». Lui si chiama Gino De Sanctis, è una sorta di custode del Tempio e l'unico che effettivamente beneficia di un sito archeologico con molte criticità. Gli enti pubblici non promuovono visite al sito. Il cancello dell'area archeologica dove vi si arriva con fatica in mezzo alla vegetazione selvaggia è chiuso e, spesso e volentieri, le chiavi per entrarvi le ha proprio Gino De Sanctis. Come può un sito archeologico di questo valore e suggestione non essere sempre aperto, visitabile e valorizzato con eventi? Invece è trascurato e di difficile identificazione. Se si cerca su Internet «tempio di diana», sulla prima pagina appare l'azienda agricola De Sanctis dove nella home page è specificato che «è parte integrante dell'Area archeologica del Tempio di Diana Nemorense con presenza di parti significative dell'antico santuario». Sono promosse escursioni e laboratori e anche la visita ai resti del tempio. «Nel percorso è anche inclusa l'attività di archeologia sperimentale in cui viene simulata una scoperta e coinvolge alunni e insegnanti alle prese con lo scavo, ricostruzioni e reperti». Il costo delle attività e dell'ingresso oscilla da otto a dieci euro. Domanda: un comune visitatore che volesse accedere all'area archeologica in autonomia senza pagare il biglietto a De Sanctis come può fare? La promozione del sito pubblico attualmente è fatta solo da un privato che ha le chiavi del sito e fa entrare ricercatori e curiosi a propria discrezione. La soprintendente Ghini ha in passato espresso «sconcerto» per il modus operandi di De Sanctis che ha anche dichiarato di essere l'unico che realmente si occupi della manutenzione del luogo sacro. «Ha realizzato senza autorizzazione - ha più volte ricordato Ghini - due maneggi per cavalli, una stalla e due manufatti per l'accoglienza delle scolaresche». Chiara Rai
LAZIO - NEMI - Il Tempio di Diana c'è ma non si vede
Il santuario del tempio di Diana e i resti della villa di Caligola a Nemi, in Lazio, sono stati scoperti da ricercatori della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio. Gli studiosi hanno ricostruito lo straordinario ninfeo di Caligola con nuove tecnologie, come la ricognizione a volo d'uccello di un drone. L'area archeologica è stata ispezionata senza la presenza di cartelli o segnaletica, e solo un apicoltore, Gino De Sanctis, ha le chiavi e fa entrare i visitatori.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo