IFATTI di questi giorni, invece, ci spiegano che non era così, anche se - per il momento - l'inchiesta penale della procura sulla Reggia di Venaria Reale riguarda (ed è ancora agli inizi) degli appalti che costituiscono dei "cascami" del grande restauro (sono infatti tutti successivi alla riapertura della Reggia e del suo trionfo come uno dei luoghi più importanti e gettonati dei Beni Culturali del nostro Paese), mentre le somme oggetto delle presunte tangenti (spesso favori per la ristrutturazione gratuita o a basso costo di abitazioni private) non possono essere ancora indicate come un vero e proprio "bottino". Una valutazione finale sulla effettiva portata giudiziaria di questa vicenda, però, dovrà essere rinviata a quando i magistrati avranno concluso il loro lavoro: l'inchiesta troverà le prove e resterà circoscritta soprattutto solo a ciò che è già emerso? O subirà svolte clamorose che, rivolgendosi verso il passato, saranno in grado di rimettere in discussione gli appalti dell'intera ricostruzione di Venaria Reale? Lo "scandalo" di queste ore si presta a due riflessioni molto importanti. La prima di esse riguarda quello "spirito", che potremmo definire quasi da "porto franco dell'etica e del rigore", il quale (a partire dal 1999, anno in cui Torino si aggiudicò le Olimpiadi invernali del 2006) si è impadronito di amministratori locali, pubblici funzionari, addirittura organi di controllo istituzionali. Uno "spirito" secondo il quale pareva che tutto dovesse essere subordinato al raggiungimento dello scopo (la realizzazione delle Olimpiadi e delle opere necessarie) e, soprattutto, capace di offrire a chiunque avesse a che fare con quegli appalti, con quei cantieri e con quei milioni di euro, una sorta di 'liberatoria' assoluta e quasi visionaria: «A Torino non avverrà ciò che è accaduto sempre nel resto d'Italia - era il mantra dominante e presuntuoso di quei giorni - Non si ruberà e non ci saranno tangenti ». Uno "spirito" che è poi trasmigrato nella realizzazione di ogni altro grande evento subalpino: a cominciare dal grande cantiere di Venaria. Uno "spirito" che, proprio come è accaduto a Venaria, si incarnava infine in alcune personalità forti, quasi carismatiche: veri e propri "deus ex machina" di quei progetti e di quegli eventi ai quali poi imponevano ritmi e modalità di realizzazione che si potrebbero definire, sotto molteplici punti di vista, "estremi". E proprio questa personalizzazione (accompagnata da una prassi decisionale poco "democratica") è probabilmente alla base degli scandali di oggi così come di errori clamorosi e di omissioni gravi (che la terra dell'area dell'ex Fiat Avio destinata al grattacielo della Regione Piemonte fosse sospetta di inquinamento di amianto era, per esempio, un problema noto a tutti e oggetto di una feroce polemica proprio riguardo al suo acquisto da parte dell'ente regionale). La seconda questione (quella più importante in queste ore) riguarda la necessità che le vicende giudiziarie non danneggino l'immagine e la valenza turistico- economica di Venaria Reale. Un restauro difficile, di un immenso edificio abbandonato , svuotato dei suoi arredi e dunque da "rivalutare" con idee e contenuti degni di un simile contenitore culturale: la scommessa, però, è stata vinta e con risultati straordinari, mettendo assieme intelligenza, creatività e anche, appunto, quello "spirito" del realizzare a tutti i costi e in tutti i modi. Non crediamo che le vicende giudiziarie di questi giorni possano danneggiare più di tanto la Reggia: ci sarà davvero qualcuno che, per colpa di qualche titolo di giornale su brutte storie di corruzione, rinuncerà a visitarla? Diversa potrebbe diventare la situazione, però, nel caso di una dilatazione dello scandalo, con il rischio di una paralisi di un "bene culturale" che, proprio per le condizioni con le quali è stato restaurato e riallestito, ha bisogno di una continua programmazione di eventi e di novità in grado di garantire, di anno in anno, il flusso dei suoi visitatori. Venaria c'è, esiste e continua a essere un 'gioiello' del Piemonte, nonostante la bufera di questi giorni. Ma non è detto che la situazione non possa trasformarsi in un'emergenza. Non converrebbe dunque attrezzarsi per una nuova stagione di Venaria? Con dirigenti e idee che possano garantirne il futuro?