Leggendo i quesiti referendari, la nostra attenzione si è subito rivolta, con una certa soddisfazione, a quello per la liquidazione della Bagnoli Futura, perché recepisce precisamente una nostra proposta presentata nel corso della seduta consiliare che sciaguratamente deliberò, nel consenso generale e con il solo nostro voto contrario, la ricapitalizzazione della Bagnoli Futura attraverso il conferimento di alcune opere pubbliche (porta del parco e le altre attrezzature di quartiere, realizzate dalla società con fondi erariali), beni che sarebbero dovuti confluire nel patrimonio indisponibile del Comune e diventare così proprietà collettiva dei cittadini. Riaccendere l' attenzione su un tema così importante è certamente positivo se si arricchisce il dibattito pubblico, si stimola la riflessione e conduce a una seria autocritica. Tuttavia oggi il Comune ha perso il dominio sull' area di Bagnoli ed è in piena balia degli eventi, costretto a navigare a vista. In questo contesto, la liquidazione di Bagnoli Futura, che pure abbiamo proposto, così come l' ipotesi del cambio della mission, che proponemmo a luglio 2011, non paiono più sufficienti, perché la situazione (mancata bonifica, mole debitoria, assenza di una strategia) impone oramai un intervento dello Stato (che parta dall' applicazione del sacrosanto principio del diritto europeo sintetizzato nella formula del "chi inquina paga"), cancellando il debito (paradossale) che i cittadini napoletani hanno (di ben 67 milioni di euro) nei confronti della società responsabile dell' inquinamento dei suoli che ci ha venduto suoli inquinati. La precondizione per ottenere un intervento dello Stato volto alla soluzione della questione Bagnoli sta tuttavia nella ripresa, da parte della politica (quella vera e nobile, quella degli uomini che hanno costruito questo Paese), del suo ruolo di governo dei processi. Perché ciò possa accadere occorre mettere in discussione i paradigmi che hanno dominato la scena pubblica nell' ultimo ventennio, a cominciare da due questioni dirimenti: il perverso rapporto fra gestione del potere e consenso elettorale e il sempre perverso rapporto pubblico-privato. In questo senso la Bagnoli Futura assume una valenza paradigmatica. Il dibattito che si può aprire su Bagnoli Futura vale allora come pietra angolare per la soluzione delle più gravi questioni cittadine, vale per tutto il complesso delle partecipate comunali, tutte gestite da anni con logiche clientelari, volte alla formazione del consenso, che non hanno prodotto servizi adeguati peri cittadini, ma soprattutto debiti che la collettività non può più accollarsi. Oggi solo una ripresa della politica vera può modificare il corso delle cose, sviluppare un' idea trainante e un percorso amministrativo credibile, sulla cui base chiedere e ottenere l' aiuto dello Stato. Ma per fare questo occorre che le forze sane della città facciano massa critica e analizzino, senza ipocrisie, le questioni per cercare soluzioni nell' esclusivo interesse pubblico. È per questo che invitiamo i promotori dei referendum a un dibattito pubblico che abbia al centro questi temi, sperando che possa essere il punto di partenza per una profonda critica dei paradigmi che hanno dominato in questi ultimi lustri la scena pubblica e che hanno portato al disastro Bagnoli e la città intera.
LIQUIDARE BAGNOLI FUTURA È GIUSTO MA NON BASTA PIÙ
Il testo discute la liquidazione della Bagnoli Futura, una società pubblica che gestisce le aree di Bagnoli a Napoli. I suoi promotori hanno proposto la liquidazione e il cambio di missione, ma considerano insufficienti a causa della situazione critica della società, con debiti e inquinamento. Sostengono che il governo dello Stato debba intervenire per risolvere la questione, cancellando il debito dei cittadini e gestendo i processi pubblici. Il testo invita i promotori dei referendum a un dibattito pubblico per discutere di questi temi e per trovare soluzioni nell'interesse pubblico. È considerata una questione paradigmatica per la politica e per la città di Napoli.
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