CI SONO voluti otto lunghissimi anni. Ma alla fine la Cassazione ha stabilito che tutto il patrimonio accumulato da Danilo Sbarra, il costruttore romano referente di Cosa Nostra, della Camorra e della banda della Marranella, sarà confiscato. Quarantanove immobili, tra cui la Villa Sant' Urbano nel parco della Caffarella, sull' Appia Pignatelli, appartamenti e negozi a Sabaudia, a Vieste e in Sardegna, le quote maggioritarie (e in caso minoritaria) di nove società fittizie, tornano così allo Stato dopo un processo farraginoso e difficile. Un iter giudiziario in cui la difesa dei familiari di Danilo Sbarra, morto nel 2006, hanno lottato con i denti contro un impianto accusatorio di ferro portato avanti fino all' ultimo grado dal pubblico ministero Luca Tescaroli. Il valore della confiscaè di quaranta milioni di euro: a tanto ammontava la ricchezza «dell' uomo delle mafie», colui che per anni e anni ha riciclato i soldi della criminalità organizzata edè riuscito a schermare tutto attraverso ditte immobiliari e società intestate a suoi fedelissimi prestanomi. Qualche giorno fa le motivazioni della sentenza della Suprema Corte, che si era pronunciata a metà luglio sull' inammissibilità dei ricorsi contro la misura di prevenzione patrimoniale presentati dai legali dei figli di Sbarra, sono state depositate. «Tutte le eccezioni formulate dai difensori sul punto dell' ineseguibilità della misura di prevenzione patrimoniale, devono intendersi superate», scrivono i magistrati della Cassazione, in quanto Danilo Sbarra, seppur assolto dal 416 bis (l' associazione di stampo mafioso) «è ritenuto (all' epoca in cui gli contestarono la confisca, ndr) soggetto di pericolosità sociale per i suoi rapporti qualificati con esponenti illustri di associazioni di stampo mafioso, finalizzati al reinvestimento di denaro di provenienza illecita». Uno degli affari più clamorosi in cui il riciclaggio di soldi della mala fu, per l' accusa, tanto evidente da richiedere la confisca del bene, fu la villa Sant' Urbano. Danilo Sbarra, amico fraterno di Pippo Calò, acquistò la mega struttura immersa nel parco archeologico con tempio annesso, da Domenico Balducci. Dopo aver eseguito dei lavori di ristrutturazione con soldi di dubbia provenienza, nel 1991 il comune di Roma decise di acquistare il tempietto staccando un assegno di 4,9 miliardi di lire intestato alla «Erode Attico», società di Sbarra. Su quella compravendita gli investigatori accesero un faro, perché quell' intera struttura all' Appio presentava diverse irregolarità e fu per questo messa sotto sequestro preventivo. Iniziò così una tormentata trattativa tra l' Amministrazione e l' Erode Attico. Un tira e molla che, nel ' 97, spinse il Comune ad avviare le pratiche di esproprio. L' esproprio però non venne mai eseguito. Il colpo di scena tre anni dopo: in pieno Giubileo la Erode Attico decise di arrivare all' accordo e presentò istanza di «cessione volontaria». Una mossa tanto abile quanto lecita che consentì a Sbarra di chiudere la partita "tempio" (col trasferimento immediato dei soldi su un conto corrente del costruttore romano a Santo Domingo) e di aprire quella commerciale. In quel fortino dorato di 800 metriquadrati Sbarra e i suoi familiari avevano infatti avviato un' attività di ristorazione, dove venivano celebrati matrimoni e rinfreschi. All' ombra di mega feste però avvenivano le riunioni importanti di calibri da novanta della malavita per stabilire i trasferimenti dei soldi sporchi, frutto di usura e traffico di stupefacenti. Oggi tutti quei beni sono stati confiscati.
ROMA - Appia, confiscato il tesoro di 40 milioni del boss
La Cassazione ha stabilito che il patrimonio accumulato da Danilo Sbarra, un costruttore romano legato alle organizzazioni criminali Cosa Nostra, Camorra e banda della Marranella, sarà confiscato. Il valore della confisca è di quaranta milioni di euro. Sbarra è stato accusato di riciclare denaro di provenienza illecita attraverso ditte immobiliari e società intestate a fedelissimi. La sentenza della Cassazione ha confermato la misura di prevenzione patrimoniale, che prevede la confisca del patrimonio di Sbarra. La villa Sant' Urbano, acquistata con soldi di dubbia provenienza, è stata confiscata insieme ad altri beni, tra cui immobili e società.
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