LA FINE di un'era. Di un'ubriacatura che ha trasformato Genova in una forma di gruviera. Che ha arricchito molti, ha rappresentato un sicuro investimento per migliaia di genovesi, spianato boschetti e uliveti, che ha generato contenziosi infiniti e, nei (troppi) casi più maldestri ha rovinosamente messo in pericolo abitazioni e persone. Vendesi box auto a 27 mila euro. Finoa qualche tempo fa, il cartello apparso sulla porta di un autosilo di via Donaver, sarebbe sembrato il classico pesce d'aprile. Ma i tempi sono cambiati e oggi,i box, letteralmente, si svendono. L'importante è monetizzare, perché l'incubo sempre più reale di molti costruttori, è quello di ritrovarsi con dei posti che tra qualche tempo dovranno essere dati via sotto il prezzo di costo. L'analisi del mercato che un mese fa aveva fatto con Repubblica Davide Viziano, imprenditore a capo di un gruppo che ha realizzato i più importanti autosilos di Genova, trova clamorose conferme. A San Fruttuoso, in via Donaver, la Sitim (Società Immobiliare) ha deciso di mettere in "saldo" gli ultimi 4 box rimasti invenduti. Il prezzo che all'inaugurazione dell'opera oscillava tra i 35 e i 40 mila euro oggi è precipitato a 27 mila. «L'analisi di Viziano è corretta - spiega Roberto De Poli, uno dei titolari di Sitim - . Eravamo rimasti con queste unità ancora da piazzare e abbiamo deciso di venderle a prezzo di costo. E guardi che accade in tutta la città. D'altra parte il momento di crisi è evidente. Se prima, spendere 40 - 50 mila euro in un box rappresentava per molti genovesi un'occasione di investimento, oggi una simile cifra, chi ce l'ha preferisce metterla per comprarsi una casa con una camera in più. Insomma, sono soldi che finiscono in beni primari e non accessori come può esserlo un posto auto». Sembra impossibile pensando alla bulimia sviluppata dalla città negli ultimi 15 anni. «E questo è un altro motivo della crisi del settore - continua De Poli - . E' indubbio che in questo periodo, a Genova, di park ne siano stati costruiti molti e oggi il mercato è stagnante. E poi c'è l'aspetto del credito. Se un tempo le banche finanziavano ad occhi chiusi interventi come questi, oggi erogano molto più difficilmente, per usare un eufemismo». Sembra un capitolo definitivamente chiuso. «No - conclude De Poli - . Però devono coincidere parametri molto più rigidi. Chi compra vuole che il box sia sotto casa e non a mezzo chilometro. Chi costruisce cerca terreni poco costosi e soprattutto interventi semplici, che non richiedano soluzioni tecniche complicate o che possano generare contenziosi con residenti». C'è da chiedersi se il quadro della situazione è quello descritto, che futuro commerciale avranno due delle più contestate operazioni del ramo autosilos. La prima è poco distante da via Donaver, sulle alture di San Fruttuoso. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura per circa cento posti auto nel bosco del Fassicomo, tra via Marina di Robilant e via Imperiale. L'intervento è della srl Park, legata al gruppo Bruld, a sua volta controllato dagli armatori Messina. Inutile il ricorso al Tar da parte di un gruppo di residenti che temevano conseguenze dallo sbancamento della collina. E potrebbero ricorrere al Tar anche i residenti di un'altra zona di San Fruttuoso che non vogliono il park previsto nell'area cosiddetta del "Bosco Pelato" sotto via Amarena. Molto fermento anche a Pegli, dove sono in corso i lavori per un autosilos sotto l'ex cinema Eden. Nonostante interventi di sospensione dovuti al taglio degli alberi, il progetto sembra destinato a concludersi. Quanto alla vendita dei posti è tutta un'altra storia ancora da scrivere.