Incuria e degrado del sito che si estende dal promontorio di Belvedere a Targia Cadono a pezzi le Mura Dionigiane. Numerosi fra i poderosi blocchi della più lunga cinta muraria di epoca greca sono crollati lungo il viale Epipoli. Uno scenario che acuisce l'incuria e il degrado in cui versa uno dei siti più importanti della Sicilia che si estendeva dal promontorio di Belvedere sino a Scala Greca, con il Castello Eurialo che vi troneggiava in mezzo. Una muraglia di cui restano imponenti resti lapidei sia lungo viale Epipoli sia a Targia, ma senza adeguata valorizzazione come gli stessi turisti più volte hanno segnalato. Alla carenza di promozione si aggiungono anche quelle della vigilanza e della manutenzione: il risultato è quanto sta accadendo oggi con ampie porzioni della cinta lapidea che crolla. Ciò nonostante il monumento archeologico, scoperto e studiato da Saverio Cavallari e Paolo Orsi e, di recente, rilevato dall'archeologo tedesco Dieter Mertens, sia considerato un esempio prezioso di architettura e sia al centro di un "parco urbano" in fieri (ma solo sulla carta). Le mura del tiranno Dionigi sono un esempio mirabile di architettura militare e furono studiate sino agli anni '90 grazie alla campagne di scavi condotte da Beatrice Basile, oggi direttrice del museo "Paolo Orsi", e Giuseppe Voza, soprintendente emerito della città. Dagli studi e dai rilievi architettonici eseguiti dal tedesco Dieter Mertens, inoltre, sono stati individuate porte, e dunque accessi per pedoni e carri, oltre che torri. Nella zona di Targia, inoltre, è stata identificata una fortezza di epoca greca: una sorta di piccolo Castello Eurialo. Gli archeologi sperano che si possa procedere con gli scavi ARCHEOLOGICI che permetteranno di documentare e accertare quanto finora analizzato. Sarà così ricostruita la storia della grande cinta muraria per la cui costruzione, durata pochi anni, lo storico Diodoro Siculo tramanda che furono impiegati 70mila schiavi, con oltre 6mila buoi per portare dalle vicine cave i grandi blocchi di pietra. Un'opera ciclopica, citata tra le motivazioni ufficiali del riconoscimento Unesco conferito a Siracusa e che dovrebbe diventare, come accennato, il "Parco archeologico di Epipoli". Un tesoro che resta dimenticato e che oggi cade a pezzi. Fra l'assenza di manutenzione, di vigilanza, di indicazioni turistiche e legende ricostruttive. Un monumento fuori dal circuito turistico tradizionale che rappresenta l'ennesima potenzialità inespressa. 07102013
SICILIA - Mura dionigiane. Crollati molti dei poderosi blocchi lapidei lungo viale Epipoli La cinta greca cade a pezzi
La cinta muraria greca di Epipoli, situata a Siracusa, sta subendo un grave degrado e incuria. Numerosi blocchi della muraglia sono crollati lungo il viale Epipoli e a Targia. La muraglia, costruita con 70mila schiavi e 6mila buoi, è considerata un esempio prezioso di architettura militare. Gli archeologi sperano di poter procedere con gli scavi per documentare e accertare quanto finora analizzato. La cinta muraria è stata identificata come un tesoro che resta dimenticato e che oggi cade a pezzi. La mancanza di manutenzione, vigilanza e indicazioni turistiche ha contribuito al degrado della struttura.
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