Servono 2 milioni per il recupero della chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno. PISA L'indignazione per la "chiesa abbandonata" corre sul web. Sulla pagina-evento di Facebook "Salviamo piazza San Paolo a Ripa d'Arno" si moltiplicano gli appelli per salvare la chiesa, dopo che lo scrittore pisano Sergio Costanzo si è fatto immortalare, per protesta, all'interno delle grate che circondano ormai da quasi due anni quello che è uno dei capolavori del romanico pisano. Decine di cittadini hanno intrapreso questa forma di protesta pacifica e silenziosa (ma che fa rumore) per denunciare lo stato di abbandono in cui versa la chiesa da quando, nel gennaio 2012, è stata chiusa per pericolo di crolli. Anche la politica scende in campo per sollecitare un intervento risolutivo. Mirella Bronzini (Pdl), vicepresidente della commissione cultura, e Giovanni Garzella, capogruppo del Pdl in consiglio comunale, chiedono «all'amministrazione comunale una maggiore attenzione per la chiesa di San Paolo promuovendo un dibattito nella commissione competente». I consiglieri comunali, che hanno aderito all'appello di Costanzo facendosi fotografare davanti alle grate di metallo che cingono la chiesa, da alcune settimane hanno sottoposto alla terza commissione la problematica del Duomo vecchio (così la chiesa è conosciuta dai pisani), che però non è stata ancora dibattuta. «San Paolo è un capolavoro del romanico pisano che in altri Paesi del mondo sarebbe al centro dei percorsi turistici e non un cantiere abbandonato - commentano i consiglieri del Pdl . La politica non può tacere: chiediamo alla commissione di procedere presto ad un sopralluogo e alle azioni politiche conseguenti». «Quello che sta accadendo - concludono Bronzini e Garzella - è inaccettabile». Il caso della "chiesa abbandonata", intanto, approda anche su Rai3. Una troupe del programma "Alle falde del Kilimangiaro" condotto da Licia Colò è stata "avvistata" ieri mattina all'esterno della chiesa mentre documentava lo stato di degrado in cui versa l'edificio. E se ieri un primo, piccolo risultato è stato raggiunto (la zona recintata è stata pulita da erbacce e immondizia) per l'inizio dei lavori di restauro bisognerà attendere almeno un anno. «Nelle ipotesi più ottimistiche - spiega Claudio Barandoni, l'ingegnere che si sta occupando delle indagini sull'edificio - i lavori potrebbero iniziare tra settembre e ottobre del 2014». Se ci saranno altri intoppi, i lavori partiranno nella primavera del 2015. «Il monitoraggio della chiesa, eseguito anche con l'aiuto di un geologo per il controllo della falda sottostante, è giunto quasi al termine - continua l'ingegnere -. La Curia ha dato il via libera per stilare un progetto esecutivo e sta valutando le proprie disponibilità economiche. Con l'aiuto di Roma e di altri enti è intenzionata ad affrontare la situazione che richiede, facendo una stima approssimativa, oltre 2 milioni di euro». Bisognerà intervenire soprattutto sulla parete sud, come spiega Barandoni, oltre che sulla copertura «dove ci sono alcune capriate che versano in condizioni non ottimali, e sulla cupola, che ha problemi di infiltrazioni». Sono dunque diversi i punti in cui sarà necessario esegguire lavori. I movimenti verso l'Arno, invece, si sono rilevati minimi. «La situazione all'interno è critica aggiunge Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza -: occorre un intervento integrale che richiede un finanziamento unico e consistente perché non si può intervenire a lotti. E questo, probabilmente, è l'aspetto che crea più problemi».