Palma di Montechiaro. Sarà riaperto oggi in occasione della manifestazione nazionale denominata «Archeologia ritrovata», il parco archeologico della Zubbia. All'iniziativa, a cui ha dato l'autorizzazione la Soprintendenza di Agrigento il sindaco Pasquale Amato e la giunta hanno garantito l'appoggio logistico e burocratico per recuperare, valorizzare e così salvare un patrimonio di immenso valore dell'era preistorica. La riapertura del parco archeologico è stata affidata ai volontari palmesi della associazione «Xeonon» che fa parte dei Gruppi archeologi italiani (Gai) e la cui presidente locale è la giovane archeologa Elisa Castellana. Il parco archeologico rimarrà momentaneamente aperto per pochi giorni, in attesa che vengano stabilite le modalità per la definitiva fruizione. Con la collaborazione dell'assessore al Turismo Vincenzo Salerno, il sindaco Pasquale Amato ha deciso di puntare alla attuazione del progetto presentato nei giorni scorsi dalla associazione Xeonon. La zona archeologica è posta ai piedi del paese, all'ingresso di chi proviene dalla strada statale 115 per Licata e Agrigento ed ha un antiquarium, realizzato diversi anni fa in un casolare abbandonato. Il parco archeologico, grazie alla iniziativa dei volontari dell'associazione Xeonon, è stato nei giorni scorsi oggetto di una pulizia straordinaria. Sono state fatte installare anche alcune panchine e una fontanella che eroga acqua purissima, proveniente dalla sorgente di Cignana. Nell'antiquarium che fu fatto realizzare dall'illustre archeologo palmese Giuseppe Castellana, ex direttore del Museo archeologico San Nicola di Agrigento, sarà creata la sede della associazione Xeonon. Le grotte della Zubbia e di quella chiamata dai palmesi dell'Infame Diavolo furono scoperte negli anni '30 dal celebre archeologo Paolo Orsi, su indicazione di Francesco Caputo, padre del famoso archeologo palmese Giacomo Caputo che fu soprintendente in Libia e a Firenze, nonché accademico dei Lincei. Domani il parco della Zubbia sarà fatto conoscere agli alunni delle scuole che così potranno rendersi conto che la loro cittadina non è legata solo alla notorietà gattopardiana, ma contiene altre immense risorse della preistoria mai sfruttate. FILIPPO BELLIA 12102013