Il soprintendente: «Chiedo regole certe». Anche il Pd attacca. Solidarietà invece dal mondo dello spettacolo «Si sta montando un caso su una questione che non lo merita, e in maniera distorta». Lo continua a ripetere da giorni il soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè, pur ribadendo «la necessità che per i concerti rock in Arena, come già accade per la lirica, e per tutti gli eventi extra lirica, siano stabilite, di comune accordo - e sottolinea di comune accordo - delle regole». Quanto alle dichiarazioni di Gianmarco Mazzi, ex direttore artistico del Festival di Sanremo, consulente di Arena Extra, che in una lettera aperta sul Corriere di Verona ha definito i soprintendenti «custodi cimiteriali», Tinè commenta in questi termini: «Non sta a lui, ma a me, stabilire se le misure del palco siano o meno compatibili con quelle dell'anfiteatro, dunque le sue affermazioni sono prive di attendibilità. Mi pare comunque su questa materia Tosi e Mazzi non abbiano opinioni univoche e chiare, rilasciando versioni in contraddizione sulle misure dei palchi. Quanto all'esortarci a lavorare anche al sabato e alla domenica, gli ricordo che già accade, visto che i musei statali sono aperti tutti i giorni, con orario esteso». Mazzi faceva poi l'esempio delle grandi navi in laguna, chiedendo ai soprintendenti di esporsi e mettersi di traverso su casi come questo. «È bizzarro, e un tantino contraddittorio, che ci venga chiesto di imporci sulla questione delle navi mostruose in laguna, cosa per la quale purtroppo non abbiamo alcuno strumento di legge, mentre mi si contesta di voler contenere in Arena oggetti mostruosi come il palco che si è visto per Ligabue. Comunque non temano: non posso incatenarmi alle grandi navi, ma mi incatenerò all'Arena se è necessario! ». Il soprintendente cita anche il sondaggio lanciato proprio dal sito del Corriere del Veneto: «Se il 40 delle risposte è dalla mia parte, lo trovo un segnale che il sindaco Tosi dovrebbe tenere in considerazione. Ciò che chiedo, lo ripeto per l'ennesima volta, non è una limitazione dei concerti, ma solo una regolamentazione delle strutture, una cosa dovuta per legge». Dal mondo musicale arrivano intanto non commenti o repliche ma segnali di solidarietà a Gianmarco Mazzi. Anche Michele Bertucco, capogruppo del Pd in consiglio comunale, entra nella querelle: «E' chiaro che Gianmarco Mazzi ha una visione commerciale della vicenda, ma non può esistere solo quella. La soprintendenza ha contingentato l'uso dell'Arena per salvaguardare un monumento che è anche il simbolo di Verona in tutto il mondo. E in commissione consiliare, pochi giorni fa, è stato chiaramente spiegato che i rumori dei concerti, oltre a provocare inquinamento acustico, creano anche vibrazioni che danneggiano, alla lunga, l'anfiteatro. Aggiungo che, secondo me, un concerto in Arena dovrebbe essere il punto d'arrivo per un artista, mentre adesso mi pare che vi sia accolto anche chi proprio al top non è. Ripeto: ci sono visioni diverse, e probabilmente è logico che Mazzi punti solo sugli aspetti a mio modo di vedere commerciali. Ma un sindaco no, un sindaco dovrebbe occuparsi di entrambi questi aspetti, cercando una soluzione equilibrata».
VERONA Rock in Arena, adesso è scontro. Tiné: Decido io, non Mazzi
Il sindaco di Verona, Roberto Zamboni, ha dichiarato che il suo ufficio non ha ricevuto alcuna richiesta di intervento da parte dei soprintendenti ai Beni Archeologici del Veneto. Il sindaco ha anche affermato che il suo ufficio ha ricevuto una lettera aperta di Gianmarco Mazzi, consulente di Arena Extra, in cui Mazzi ha definito i soprintendenti "custodi cimiteriali". Zamboni ha poi affermato che il suo ufficio ha ricevuto un sondaggio lanciato dal sito del Corriere del Veneto, in cui il 40% delle risposte è stata a favore della posizione del sindaco.
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