Polemica su arte e marketing: risponde il politico berlusconiano ospite della premiazione al concorso per giovani promosso dall'agricola Guerrieri Rizzardi L'ex ministro dei Beni culturali a Negrar per il premio: «La mia fondazione di Possagno non c'entra con l'incidente di Perugia» Giancarlo Galan sarà oggi a Negrar al concorso di scultura Antonio Canova: è nel comitato d'onore insieme ad artisti di fama mondiale come Nicola Carrino e Pino Castagna e perdipiù da un anno porta la bandiera del Canova come presidente della fondazione che gestisce il museo e la gipsoteca di Possagno, la raccolta dei gessi originali del maestro neoclassico nella sua patria trevigiana. A proposito di Canova, con l'ex ministro dei Beni culturali ed ex presidente della Regione Veneto il discorso casca per forza sul gesso cascato: quel bassorilievo con L'uccisione di Priamo del Canova finito in mille pezzi all'Accademia di belle arti a Perugia il 2 agosto scorso. Un modello realizzato dall'autore per un marmo che poi non scolpì mai. Il gesso fu donato a Perugia dagli eredi del Canova nel 1829. Un'altra versione del soggetto, sempre in vista del marmo mai realizzato, si trova al Museo Correr di Venezia. Il gesso di Perugia era stato staccato a mano, dal muro, e doveva essere imballato per il trasporto verso Assisi, Palazzo Frumentario, per la mostra «Canova» in corso fino al 31 gennaio 2014. Da allora Galan è preso di mira sul Fatto Quotidiano da Tomaso Montanari, storico dell'arte, allievo di Salvatore Settis, professore all'Università di Napoli e membro della commissione per la riforma del ministero per i Beni Culturali. Galan era già finito nel mirino di Montanari per aver accreditato come suo consigliere Marino Massimo De Caro, con base a Verona, poi condannato per aver depredato la Biblioteca dei Girolamini a Napoli. Stavolta le accuse a Galan sono per Canova: secondo Montanari, Galan e la sua fondazione sarebbero parte in causa nella controversa mostra di Assisi. Possagno vi ha prestato una cinquantina di opere (modellini in argilla, sculture e dipinti). «È una specie di franchising della gipsoteca canoviana di Possagno», dice Montanari della mostra ad Assisi, che stronca: «Un capolavoro è stato distrutto a causa di una mostra inutile, senza progetto scientifico né linea culturale, un'antologica da cassetta fatta soltanto per business». Replica Galan: «Non c'è nessuna relazione tra la fondazione e quel bassorilievo. Non capisco perché, in merito all'incidente, Montanari non citi mai né l'Accademia di Perugia né il Comune di Assisi, che è l'organizzatore della mostra». Ma è giusto correre rischi spostando gessi, delicatissimi, per iniziative del genere? «Il Comune ci ha chiesto le opere e siamo orgogliosi di averle prestate», dice Galan. «Crediamo sia fondamentale far circolare la cultura e rendere l'arte fruibile a tutti. Il prestito è stato autorizzato dalla Soprintendenza di Venezia, che ha dettato le condizioni di sicurezza per la movimentazione». Montanari insiste, per lui Galan non può chiamarsi fuori: «L'iniziativa di Assisi appartiene pure alla fondazione», continua, «dato che ha prestato lei la quasi totalità delle opere esposte e che tra i curatori della mostra c'è il direttore del Museo di Possagno. È solo un puro caso che il gesso rotto non fosse della Fondazione». E sul caso è tornato all'attacco anche nella trasmissione Report di Rai3 lunedì 7 ottobre. Ribatte Galan: «Il professore cerca solo visibilità, le sue sono accuse false e ingiustificate. Passino le critiche e le diverse opinioni. Ma quando uno non c'entra nulla e viene tirato in ballo siamo alla pura follia, oltre che alla calunnia». La mostra si chiama «Canova» e il museo veneto ha prestato la quasi totalità delle opere esposte ad Assisi... «E allora? Sono arrivate tutte sane e salve. Le opere d'arte si prestano, tutto il mondo lo fa, e l'evento di Assisi è di assoluta qualità». Montanari stronca invece «i tristi giardini zoologici a pagamento che sono quasi sempre le mostre», compresa quella di Assisi, che giudica «inutile», e critica il marketing dell'arte intesa come «industria dell'intrattenimento culturale a servizio del potere e banalizzata. In Italia sappiamo solo spostare opere d'arte per mostricciole temporanee senza senso», conclude. «Invece le opere devono dialogare coi loro contesti e lì vanno fatte conoscere». Galan che, a proposito di marketing, ha lasciato affittare la gipsoteca di Possagno per un set fotografico delle lingeries Intimissimi è di tutt'altro parere: «Se dessimo retta a Montanari la cultura in Italia sarebbe sclerotizzata, ferma, statale. La fondazione invece non riceve contributi pubblici e si mantiene da sola, con un bilancio in pareggio».