Nel cuore di Testaccio tra via Rubattino e via Vespucci sorgerà presto un parco pubblico archeologico che permetterà ai residenti di passeggiare tra i resti delle possenti arcate del Porticus Aemilia. Laddove c'era un'area di forte degrado tra sterpi, immondizia, casupole e magazzini abusivi addossati alle mura di età severiana dopo tre anni di lavori di recupero, bonifica, scavo e recinzione condotti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici (insieme all'Istituto Neerlandese di Roma) ha ritrovato la dignità di un luogo di grande importanza storico-archeologica. «Il Porticus Aemilia era un gigantesco edificio di 487 metri x 60, praticamente copriva un'area compresa il Lungotevere e il Mattatoio - ha spiegato Renato Sebastiani, archeologo della soprintendenza speciale - L'origine risale al II secolo a.C. al tempo della seconda guerra punica quando la pianura dove ora sorge Testaccio fu scelta come la sede di un sistema di infrastrutture, il Porticus che serviva da magazzino per le merci e le derrate alimentari scaricate dalle navi, l'antistante nuovo porto fluviale, l'Emporium per far fronte alle esigenze di una città in espansione a cui l'approdo al campo Boario non era più sufficiente». Le strutture rimaste, cioè la navata XVI, sono di età imperiale, come i due ambienti emersi dallo scavo realizzato tra il 2011 e 2013. «Risalgono al II secolo d.C., si tratta di magazzini, la pavimentazione poggia su un sistema sospensorio che favorisce la circolazione dell'aria per regolare temperatura e l'umidità del locale soprastante. Ottimo per la conservazione del grano.. Ritrovati pure chicchi di farro ingrediente base per fare il pane». Questi locali, però, saranno presti ricoperti in previsione della trasformazione dell'area in parco pubblico che «garantirà una continuità tra il passato, il presente e il futuro». «Così è - spiega Sebastiani - perché lasciare aperti gli scavi comporterebbe costi alti e rischi per l'integrità dell'area. Già in questi giorni che è aperto molti usano lo scavo come cassonetto dell'immondizia». Alle archeologhe Alessia Contino (Soprintendenza Archeologica di Roma) e Lucilla D'Alessandro (Soprintendenza Archeologica del Lazio) il compito di illustrare i reperti ceramici. Soprattutto di vasi e anfore per alimenti di età imperiale provenienti dai paesi orientali affacciati sul Mediterraneo. E poiché «tutto si riutilizzava» alcune anfore di età più tarda, del V-VI secolo, di area africana sono state così impiegate per la sepoltura di poveri cristi a ridosso della Porticus. Fa tenerezza un'anfora miracolosamente intera dove è stato trovato lo scheletro composto di un bimbo di sei mesi. Ha riposato lì 15 secoli, non sapremo mai cosa lo ha strappato alla vita così presto. Natalia Poggi
ROMA - Negli antichi granai lo scheletro del bimbo sepolto nell'anfora
Il Porticus Aemilia, un edificio di età severiana, sarà trasformato in un parco pubblico a Testaccio. Dopo tre anni di lavori di recupero, bonifica, scavo e recinzione, l'area è stata ritrovata la dignità di un luogo di grande importanza storico-archeologica. Il Porticus era un magazzino per le merci e le derrate alimentari scaricate dalle navi, costruito nel II secolo a.C. durante la seconda guerra punica. Le strutture rimaste, come la navata XVI, sono di età imperiale. Sono stati ritrovati reperti ceramici, come vasi e anfore per alimenti di età imperiale provenienti dai paesi orientali.
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