Confermata dalla cassazione la custodia in carcere per Stephne Delsalle, il 38enne francese accusato di essere il selezionatore dei preziosi volumi antichi rubati dalla biblioteca napoletana dei Girolaminì - vicenda che ha come indagato anche Marcello Dell'Utri. Principale imputato e correo dell'immane saccheggio, Massimo De Caro, ex direttore della biblioteca. Proprio De Caro accusa il francese anche per i furti al museo dell'abazia di Montecassino. Si riferisce infatti a questo filone scaturito dall'inchiesta madre della procura di Napoli, in seguito alle dichiarazioni di De Caro, la convalida della Suprema Corte - sentenza 41351 depositata oggi e relativa all'udienza svoltasi il dieci luglio - all'ordinanza del Tribunale del riesame di Roma del 18 febbraio. Quel provvedimento, a suo volta, suffragava quanto deciso dal Tribunale di Cassino. Ad avviso della Cassazione, il contributo di Delsalle ai furti «non si è limitato al furto commesso a Montecassino, ma si è esteso ad una pluralità di attività che giustificano il giudizio di pericolosità espresso dal Tribunale». Per gli 'ermellinì, questa conclusione è supportata anche dall'ordinanza di custodia per l'«analoga vicenda» dei 'Girolaminì e non ci sono elementi per ritenere «inattendibili» le dichiarazioni di De Caro che riceve, dunque una autorevole patente di credibilità e cha ha già ammesso di aver venduto 600 volumi a una casa d'aste di Monaco il cui direttore è stato arrestato. Del resto, osserva la corte, è lo stesso Delsalle a dire di essere stato a Montecassino con De Caro senza spiegare la ragione di tale soggiorno. «I fatti contestati» all'avvocato e bibliofilo francese - scrive la sentenza - «appaiono connotati da una sistematicità» tale da motivare il rischio di reiterazione del reato. Inoltre «la rete di relazioni su scala internazionale di Delsalle con soggetti operanti nel settore», dimostra il pericolo di inquinamento probatorio e rende legittima la misura del carcere per «l'inidoneità» degli arresti domiciliari nella prevenzione del «rischio di comunicazioni con l'esterno, idonee ad occultare definitivamente le tracce delle opere» rubate. Delsalle, rileva la Cassazione, «sfruttando le sue conoscenze nel settore dei restauratori di libri antichi, aveva commissionato la cancellazione dei timbri apposti sui volumi», fatto non contestato dalla difesa del francese. Dell'Utri - l'ex senatore del pdl, collezionista di libri - ha fatto ritrovare alcuni dei libri che gli aveva regalato De Caro - condannato lo scorso 15 marzo dal gup di Napoli a sette anni per peculato - del quale aveva caldeggiato la nomina come consigliere dell'ex ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan.