La capitale delle bancarelle Ogni giorno milioni di turisti confermano, visitando Piazza dei Miracoli, che i Pisani del Duecento pensavano in grande. Ma le cose cambiano: oggi Pisa è sempre più piccola, povera e provinciale, come dimostra il divario questo sì che è uno spread tra i mirabolanti progetti di aree vaste e capitali culturali e le realizzazioni concrete. Il 18 ottobre poi Pisa riceverà, molto probabilmente un altro colpo: il ministro dei Beni culturali annuncerà al ministro dell'Università che la più grande biblioteca pisana, l'Universitaria, viene ceduta all'università che da anni ne gestisce male il palazzo. L'intendenza seguirà: i libri verranno o spostati nei depositi, o smembrati: passeranno nelle sedi di ricerca dei vari professori universitari. I dipendenti saranno fatti scivolare in qualche limbo prepensionistico, o peggio ancora spostati in altre città perché come può l'Ateneo sopportare l'onere di 35 stipendi? E tutto questo perché, visto che manca ancora la famosa perizia che doveva quantificare i danni che il terremoto di Reggio Emilia avrebbe provocato, si badi, in tutta Pisa su un unico edificio, quello della Sapienza? Quella che una volta era la piazza intellettuale di una capitale diventerà il cortile del rettore. Si potrà perfino dedicare un paio di stanze ai libri più belli, da ammirare nella vetrina senza poter girare pagina, e dare così un contentino ai gonzi e una scusa a chi delle biblioteche fa a meno. Poteva essere un caso nazionale, lo spunto per un dibattito sulla cultura e sulle istituzioni culturali in cui Pisa sarebbe tornata per un po' capitale. Ma due bancarellai in protesta sono saliti sulle bancarelle della Piazza, e si sono presi la prima pagina del giornale. Nel quotidiano della capitale delle bancarelle la notizia della biblioteca svenduta è finita in quinta pagina, quattro mezze colonne, taglio basso. La morte (annunciata) della più grande biblioteca storica di Pisa Tra qualche giorno sarà annunciata la cessione della Biblioteca Universitaria di Pisa, che oggi appartiene al Ministero Beni Culturali, all'università di Pisa. Come quando si compra o si vende una casa, è opportuno controllare che tutto sia a posto. Vediamo. - La biblioteca è a posto? No. E' chiusa da un anno e quattro mesi, non viene fatta manutenzione. - I libri sono catalogati? No. Interi fondi sono nel vecchio catalogo a schede: per prendersi un libro basta distruggere la relativa scheda. - Almeno i muri sono a posto? Non si sa. La perizia ordinata dal Sindaco "entro dieci giorni" e coordinata dal Rettore non è ancora stata consegnata. - Ma almeno sono stati fatti lavori per la sicurezza? No. Né prima né dopo il terremoto l'ente competente (cioè, dal 2001, l'Università) ha fatto lavori per la sicurezza. - La biblioteca funzionerà meglio? Non si sa. Nessuno ha indicato un progetto complessivo per la gestione dell'edificio, nessuno ha mai preparato un piano concreto di sviluppo. - Gli enti locali hanno disposto qualche vigilanza? No. Sindaco e maggioranza in Comune hanno detto più volte che non è affar loro. - I lavoratori saranno tutelati? Non si sa. L'università ha già dichiarato di non avere i soldi necessari ad assumerli; ma se restano ai Beni Culturali l'operazione sarà in pura perdita per il Ministero, cioè per chi paga le tasse. - I lavoratori dell'indotto, cioè gli esercizi di Piazza Dante, saranno tutelati? No. Non si vede chi possa farlo e comunque non c'è un piano di utilizzo dell'edificio. - La città avrà più spazi e possibilità per la lettura? No. L'accesso alle biblioteche dell'Università, il prestito, gli strumenti informatici sono riservati a studenti e personale, non aperti al pubblico. - Gli studenti avranno più servizi? No. Non è stato presentato alcun piano in proposito. - Gli studiosi avranno più servizi? No. Nessuna biblioteca dell'Università ha strutture specifiche per la conservazione, la valorizzazione, il restauro di libri antichi: semplicemente non è loro compito. - I libri verranno spostati? Non si sa. Se verranno trattati come i libri di Giurisprudenza, dovrebbero essere collocati nel deposito di Montacchiello, senza alcuna operazione di catalogazione o restauro. - Quanto costa questa soluzione? Non si sa. I lavoratori della biblioteca costano al MiBAC circa un milione l'anno; il patrimonio librario presumibilmente verrà ceduto gratis. Comunque nessuno ha proposto (né, a dire la verità, richiesto) alcun documento in proposito. - Ci sono delle giacenze attive o dei contributi da incassare? No. MiBAC e MIUR hanno versato più di un milione e mezzo, che ora sono nelle disponibilità di Soprintendenza e Università, che non hanno dichiarato come li spendono, né la destinazione dei locali restaurati con quei soldi (tranne il San Matteo, dove si sa già che andranno molto probabilmente i 60.000 volumi del fondo moderno). - Chi ha pubblicamente proposto questa soluzione? Soltanto il Rettore dell'Università. - Chi ha pubblicamente discusso di questa soluzione? Nessuno. - Chi paga un'operazione conclusa senza alcun prospetto o progetto di miglioria? Tutti coloro che fanno ricerca, gli studenti e i lavoratori della Biblioteca stessa in primis, ma anche tutti i cittadini pisani, privati di un bene comune per cui pagano tasse e tributi. Di fatto è iniziato lo smembramento della Biblioteca senza che ci sia una perizia che lo giustifichi. Chiara Frugoni, Presidente di Amicibup Pisa, 3 ottobre 2013
Due comunicati di Chiara Frugoni sulla Biblioteca Universitaria di Pisa: si smembra un patrimonio prezioso
La Biblioteca Universitaria di Pisa, che appartiene al Ministero dei Beni Culturali, viene ceduta all'Università di Pisa. La biblioteca è chiusa da un anno e non viene fatta manutenzione. I libri non sono catalogati e non è stato fatto alcun piano per la sicurezza dell'edificio. L'università ha già dichiarato di non avere i soldi necessari per assumeri lavoratori. La cessione della biblioteca è stata annunciata senza alcun prospetto o progetto di miglioria. I cittadini pisani pagheranno le tasse e i tributi per un bene comune che verrà smembrato. La biblioteca sarà utilizzata solo per gli studenti e il personale dell'università, non per il pubblico.
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