Dopo lo stop alla realizzazione di 71 abitazioni anche il sindaco Garozzo soddisfatto dell'esito della sentenza. Intanto la società Am Group annuncia il ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa Con lo stop al cemento di Epipoli, decretato dai giudici amministrativi, esulta il mondo ambientalista. Ma anche il nuovo governo della città. Il Tar di Catania, infatti, ha rigettato il ricorso presentato da Am Group contro la Soprintendenza per l'annullamento del provvedimento con cui negava il nullaosta alla realizzazione di 71 villette e di altre strutture ricettive su un terreno di proprietà della società, ma a ridosso del futuro parco delle Mura Dionigiane. Il tribunale etneo ha quindi dato ragione al comitato regionale siciliano di Legambiente (intervenuto a supporto delle tesi della Regione e rappresentato in giudizio dagli avvocati Marilena Del Vecchio, Corrado Giuliano e Paolo Tuttoilmondo), sancendo l'infondatezza del ricorso anche riguardo l'adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, che prevede per l'area in questione il massimo livello di tutela e un divieto assoluto di edificazione. «Dopo la sentenza del Tar - afferma Tuttoilmondo, presidente del circolo provinciale Chico Mendes di Legambiente - è ormai chiaro, e se ne faccia una ragione chi intende continuare a speculare sull'area, che accanto alle mura Dionigiane con il vigente vincolo archeologico indiretto e ancor più con le prescrizioni del piano Paesaggistico, sono consentiti solo interventi connessi all'ordinaria conduzione del fondo e alle normali opere di trasformazione agricola eventualmente necessarie. Niente villette e niente cemento». Il tribunale amministrativo ha addirittura bacchettato la Soprintendenza poiché all'epoca dell'approvazione del Prg sarebbe stata auspicabile una più attenta valutazione sull'effettiva compatibilità dello strumento urbanistico con le previsioni del vincolo indiretto. Anche se - ha pure ammesso il Tar - le modalità di intervento non potevano essere note all'approvazione del Piano, essendo state stabilite con la stipula di convenzioni. «Legambiente - aggiunge Tuttoilmondo - lo ha sempre sostenuto e se ci avessero dato retta si sarebbero evitati tanti scempi. Invece, nel marzo 2011 il Comune stipulò con i proprietari dell'area una convenzione che contemplava il diritto della società di realizzare l'importante intervento urbanistico». E in effetti tra la società e la precedente amministrazione comunale sono stati stipulati due contratti grazie ai quali la prima ha ceduto una superficie di poco inferiore a 1,2 milione di metri quadri da destinare alla realizzazione del parco delle Mura, servizi pubblici, viabilità e parcheggi mentre il Comune ha autorizzato l'azienda alla realizzazione delle opere sulle aree edificabili. Con questa sentenza, in ogni caso, si rafforza il peso delle reiterate richieste ambientaliste sulla conclusione dell'iter di approvazione del piano paesaggistico, l'istituzione del parco archeologico delle Mura Dionigiane ma anche sull'avvio, finora solo verbale, della revisione del piano regolatore. Nessun commento ufficiale dall'impresa, che preannuncia (com'era prevedibile) il ricorso al Cga, mentre dalle parole del sindaco Giancarlo Garozzo non sembra che il Comune stavolta voglia costituirsi in giudizio a sostegno del ricorso. «Sono soddisfatto dell'esito della sentenza - commenta - e spero che dopo l'eventuale appello si confermi il pronunciamento del Tar. Già in sede di Consiglio comunale la nostra cultura politica ci vedeva osteggiare l'insediamento delle villette a ridosso delle mura Dionigiane. E la battaglia che ne seguì, con relativi colpi di scena, lo conferma». A luglio del 2011 dall'assise, infatti, si è provati a diffidare il sindaco a non rinnovare il contratto da dirigente all'allora dirigente all'Urbanistica Mauro Calafiore (oltre a censurare il primo cittadino e l'assessore all'Urbanistica) perché responsabile di aver disatteso la delibera di Consiglio, sentitosi «ridicolizzato» con la firma della convenzione. Il difensore civico chiese spiegazioni, per quattro volte nell'arco di pochi mesi, su eventuali convenzioni stipulate dal Comune, ma senza ottenere alcuna risposta. La mozione di Consiglio venne infine respinta e l'ingegnere Calafiore ottenne in pratica l'avallo del Consiglio comunale alla sua riconferma. Decisione oggi pagata a caro prezzo, considerato che l'ingegnere è stato retrocesso e assegnato al servizio Staff Attività produttive con l'incarico di funzionario responsabile di posizione organizzativa fino alla fine dell'anno. «Siamo sollevati dalla scelta del Tar - conclude Carlo Gradenigo a nome di Sos Siracusa - e convinti che tutelare l'area dalla speculazione cementizia sia solo un primo passo fondamentale per poterla rivalutare. Gioielli come il castello Eurialo e le mura Dionigiane sono conosciuti in tutto il mondo ma spesso tagliati fuori dalle tratte dei normali tour operator e guide turistiche. In quest'ottica bisogna ripensare al parco archeologico come un unicum che comprenda tali siti (e non solo il Teatro Greco): sarebbe un ottimo strumento per raggiungere l'obiettivo e ottenere i fondi per realizzarlo». 06102013
SICILIA - Gli ambientalisti plaudono al Tar Niente villette, niente cemento
Il Tar di Catania ha rigettato il ricorso di Am Group contro la Soprintendenza per l'annullamento del provvedimento con cui negava il nullaosta alla realizzazione di 71 villette e di altre strutture ricettive su un terreno di proprietà della società, ma a ridosso del futuro parco delle Mura Dionigiane. La sentenza conferma l'infondatezza del ricorso e sancisce l'infondatezza del ricorso anche riguardo l'adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, che prevede per l'area in questione il massimo livello di tutela e un divieto assoluto di edificazione.
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