In relazione all'articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" del 2909 dal titolo "Tirrenica di Civitavecchia, lavori fermissimi" a firma Nicola Caracciolo, le Società Sat e Sat Lavori chiedono di precisare quanto segue. A) La realizzazione dell'Autostrada Tirrenica è un'opera pubblica interamente finanziata da privati. Sat e Sat Lavori non hanno "passato la mano", ma esercitano il loro ruolo di concessionaria e general contractor. B) I lavori sono regolarmente in corso ed il titolo "lavori fermissimi" non corrisponde alla realtà. C) Tutti gli affidamenti per forniture, servizi e appalti vengono espletati mediante procedure rispondenti alle normative vigenti, applicando prezzi di mercato e sono sottoposti al controllo degli organi competenti. Al fine di evitare i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata, le Società Sat e Sat Lavori hanno sottoscritto con la Prefettura di Viterbo il Protocollo di Legalità. D) In tutti i contratti sono inseriti articoli sul rispetto della normativa anti-riciclaggio che garantiscono la tracciabilità dei flussi finanziari, con rescissione immediata in danno in caso di accertata inadempienza. Orsini Mirella Affari Generali Sat Il "fermissimi" del titolo si riferisce al fatto che le imprese locali sono ferme perché rimaste a bocca asciutta. È anche vero che alla testa di tutta l'operazione autostrada tirrenica c'è un guazzabuglio di ditte diverse: Sat, Sat Lavori, Vianini, Caltagirone, alcune cooperative e giù a grappolo. Che poi qualcuno sia general contractor e scelga di non lavorare direttamente non è imposto per legge, ma è una libera scelta. Le imprese locali però sono state messe in condizione di non poter accedere agli appalti, se non in misura ridottissima. Le "procedure di gara che risponderebbero alle normative vigenti a prezzi di mercato" sono, in realtà, trattative private sulla base del prezzario Anas del 2008, sul quale vengono chiesti ulteriori ribassi. Mai sono usciti bandi di gara. Dal 2008 a oggi i prezzi sono cresciuti in queste percentuali: cemento 4,92 per cento, ferro tondo 6,67, operai 8,93, gasolio 75,91. Dovendosi conformare a questi prezzi, le imprese locali sono state costrette, per evitare la bancarotta, a rinunciare ai lavori. Ma ci sono aziende non locali che hanno accettato di lavorare. Come mai? "Repubblica" di Firenze parla di un'inchiesta della Dia su imprenditori colpevoli di "attentato alla sicurezza dei trasporti" motivato dal desiderio di lavorare. Infine, l'Associazione Caponetto rileva che con il sistema degli appalti a grappolo i controlli antimafia sono lenti e difficili. L'illegalità è favorita dal fatto che non è previsto il controllo dei prezzi e l'esclusione delle offerte anomale. Non accuso nessuno di essere mafioso o colluso con la mafia, ma l'immensa quantità di capitali da riciclare consiglia di tenere cento occhi aperti. Nicola Caracciolo