RITRATTI DI GENIO MOSTRA. Aperte a Rovereto le due esposizioni d'arte parallele Al Mart Antonello da Messina a fianco di autori contemporanei «Una ginnastica mentale» ha commentato Salvatore Settis «Un'idea? Avercela!», parola di Cristiana Collu, direttrice del Mart. Oggi, che le idee sono capitale prezioso, va dato il merito alla direttrice del Mart di Rovereto, di averne avuta una nuova, decisamente controcorrente. Una doppietta insolita: una mostra di arte antica dedicata a Antonello da Messina che dialoga con un'altra mostra sul ritratto contemporaneo. Spiegano i curatori della mostra, Ferdinando Bologna e Federico De Mellis: «Antonello da Messina è il maestro dell'arte antica più idoneo a dialogare con il Novecento, secolo dell'astrattismo, anche per quell' aspetto geometrico che riduce tutto il mondo del visibile a forme geometriche pure (sfera, cono, cilindro)». Quel pittore «non umano», come lo definì il figlio Jacobello, è vicino alla nostra sensibilità, per la capacità magistrale di trasformare in realtà viva il mistero delle vite degli altri. Vite che noi incrociamo nella mostra straordinaria possibile, in un allestimento ammirato all'inaugurazione, grazie a una rete che vede capofila Mart, Regione Sicilia ed Electa, con il patrocinio del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo anche grazie ai tanti, davvero eccezionali di questi tempi, prestiti internazionali. «Lo sguardo sulla figura del grande pittore del Quattrocento e sul suo tempo», spiega Bologna, «avviene attraverso lo studio degli intrecci storico-artistici e sotto angolazioni nuove rispetto anche alla mostra del Quirinale». Ci sono infatti tre opere che non erano presenti a Roma nel 2006: il Ritratto di giovane uomo appena restaurato da Philadelphia, il Salvator Mundi della National Gallery di Londra, la Madonna Benson custodita nella National Gallery di Washington. A metà del Quattrocento, Antonello si fa interprete di un fermento creativo mediterraneo ed europeo incentrato sull'incontro-scontro tra la civiltà fiamminga e quella italiana. Questo moltiplicarsi di esperienze da Napoli alla Spagna, dalla Provenza alle Fiandre, da Urbino a Venezia fanno di Antonello un protagonista dal respiro internazionale, che fonde due mondi opposti per valori e intendimenti: il microrealismo fiammingo di Jan van Eyck e dall'altra il monumentalismo luce-colore di Piero della Francesca. Il percorso espositivo parte dalla formazione di Antonello, avvenuta nella Napoli di Alfonso d'Aragona e si sviluppa con l'acquisizione progressiva della sintassi italiana, e l'aprirsi a una dimensione mediterranea europea, fino all'esito veneziano e post-veneziano che indica l'inizio di una nuova civiltà figurativa. Incantano le sue straordinarie Madonne, donne dei paesi siciliani, come la celebre Annunciata di Palermo con la piega a metà del velo, spigolo della piramide ideale in cui è chiusa. I confronti coinvolgono altri protagonisti della scena artistica del momento, da Colantonio a Van Eyck ai meno conosciuti Antonio da Fabriano e il Maestro di San Giovanni da Capestrano. Ma i confronti, all'infuori di Van Eyck, non reggono la grandezza di Antonello. Con la sua pittura negli occhi ci spostiamo nel contemporaneo, nel ritratto di oggi, raccolto nella mostra «L'altro ritratto», curata dal filosofo francese Jean-Luc Nancy, autore di numerosi testi sulle arti. Ad accoglierci è una scultura di Alberto Giacometti, un intenso totem solitario. Rientra in quel preambolo alla mostra in cui compaiono opere di artisti famosi (non sempre le più belle e significative sul ritratto), Chuck Close, Alex Katz, Lucian Freud, Andy Warhol e Gerhard Richter. La transizione da ieri a oggi si orienta attraverso lo stesso Richter e poi Giulio Paolini e Christian Boltanski. Quarantacinque sono le opere scelte come esemplari: un'esplorazione che comprende tutte le tecniche artistiche, dalla pittura al video e intreccia diverse generazioni. Tra gli artisti, Vito Acconci, Christian Boltanski, Nancy Burson, Chuck Close, Douglas Gordon, Alex Katz, Mark Lewis, Giulio Paolini, Barbara Probst, Margot Quan Knight, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Fiona Tan, Antoni Tàpies, Francesca Woodman, Shizuka Yokomizo. Finito il percorso, condividiamo la riflessione di Salvatore Settis, membro del comitato scientifico del Mart: «L'accostamento di queste mostre ci obbliga a una ginnastica spirituale, al riconoscimento delle diversità, degli spessori storici, a sviluppare un pensiero critico». Maria Teresa Ferrari