PORTOFERRAIO Continua il progetto Aithale e regala scoperte preziose. Nella pianura di San Giovanni il professor Franco Cambi dell'università di Siena sta portando avanti la seconda campagna di scavi che ha riportato alla luce, in quella che ormai senza ombra di dubbio si configura come una fattoria romana della tarda età repubblicana, decine di anfore. «Abbiamo proseguito la campagna nello stesso punto spiega il professor Cambi in cui abbiamo scoperto l'impianto di questa fattoria dove si produceva vino fermentato nei grandi contenitori chiamati appunto dolia de fossa». Il vino fermentato veniva riposto nelle anfore e proprio queste sono state scoperte della staff che lavora nella tenuta Gasparri. «È prematuro dire con certezza quante sono le anfore continua per ora siamo nell'ordine di alcune decine di unità. Il fatto positivo è che la fattoria fu distrutta da un incendio che ha fatto crollare tutta la struttura sigillando quello che conteneva. Questo ha permesso che questi reperti si siano conservati molto bene». In alcune anfore sono stati trovati resti vegetali, semìni e vinaccioli che verranno analizzati per ricostruire il dna dell'uva elbana e capire che cosa si coltivava nella tarda età repubblicana. Via via che procede lo scavo si fa sempre più verosimile l'ipotesi che il proprietario dell'azienda vitivinicola sia lo tesso della villa delle Grotte. «Abbiamo studiato come si impiantavano queste coltivazioni prosegue il professore e emerge che quando un personaggio di alto rango decideva di costruire una villa che fosse anche un'azienda agricola per prima cosa piantava il vigneto». Così avrebbe fatto un giovane rampollo della famiglia degli Aurelii, Aurelio Cotta Massimo Messallino, adottato da Valerio Messalla, uno dei personaggi più in vista dei circoli intellettuali della Roma di Augusto, diventato probabilmente il proprietario della villa romana alle Grotte mentre a San Giovanni c'è l'aspetto rustico, quello in cui si produceva vino che probabilmente si esportava». Le ricerche da fare nella zona sono ancora molte ma è sempre più difficile fare campagne di scavi. Questa seconda è stata possibile grazie al sostegno della famiglia Gasparri che ospita lo staff di scavo e di alcune realtà imprenditoriali e associazionistiche del territorio, oltre alla soprintendenza, ma il 18 ottobre il gruppo leva le tende e non si sa quando pale e pennelli potranno tornare in azione tra le mura che emergono dalla fattoria. «Sono necessarie altre ricerche termina Cambi perché vorremmo capire il rapporto tra questo luogo e la villa, come ci si muoveva dall'una all'altra, quanto si estende l'insediamento e cosa c'era prima quando qui si lavorava il ferro. C'è ancora molto lavoro da fare».