In acqua contro le grandi navi denunciati trenta manifestanti VENEZIA I primi tre nomi, tra cui quello di Tommaso Cacciari, sono arrivati quasi subito in procura: d'altra parte si tratta di volti ben noti alle forze di polizia. Nei giorni scorsi, invece, dopo aver visionato con attenzione foto e filmati, gli agenti della Digos della Questura di Venezia hanno identificato altre trenta persone che lo scorso 21 settembre si erano tuffate in acqua nel canale della Giudecca per creare una barriera umana contro le grandi navi: un'iniziativa riuscitissima, che aveva bloccato i «giganti del mare» in Marittima per un'ora e che era finita su siti, giornali e tv di tutto il mondo. Peccato però che quel tuffo per la Digos sia un reato, per violazione dell'articolo 18 del Tulps, il testo unico di pubblica sicurezza. I 33 manifestanti sono accusati di non aver ottemperato alle prescrizioni del questore Vincenzo Roca, che aveva autorizzato il corteo, ma non certo con quelle modalità. Un reato che la legge punisce con l'arresto fino a un anno e un'ammenda da 206 a 413 euro. La denuncia della Digos di Venezia è arrivata sul tavolo del pm lagunare Laura Cameli, che ora dovrà valutare se iscrivere i 33 sul registro degli indagati. In realtà si tratta di una formalità, la cui unica incognita è la verifica della correttezza dell'identificazione. I poliziotti non hanno invece contestato il reato di interruzione di pubblico servizio, in quanto i vaporetti hanno continuato a circolare con regolarità nel canale della Giudecca, mentre ovviamente le navi da crociera sono un'attività privata. Sul tavolo del pm Cameli è arrivata anche una seconda denuncia, che riguarda cinque attivisti no global, i quali nella mattinata dello stesso giorno, prima di venire in centro storico, avevano «assaltato» la welcome area delle compagnie da crociera all'aeroporto Marco Polo di Tessera. In questo caso i manifestanti avevano occupato l'area, gettando fuori e accatastando le sedie e cacciando via i dipendenti delle compagnie. Sulle vetrate con lo spray era stato scritto «no», mentre su uno striscione era scritto «Stop Cruises». Un'azione stigmatizzata subito da varie forze politiche e anche dallo stesso sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che costerà a chi l'ha messa in scena non solo l'accusa di manifestazione non autorizzata, ma anche quella di danneggiamento. La manifestazione del comitato No grandi navi era stata annunciata molti giorni prima e proprio in coincidenza con quello che secondo gli oppositori delle crocieresarebbe stato il «giorno nero» di Venezia, con ben 12 navi di passaggio. Un conteggio peraltro messo in discussione da Vtp, il gestore del terminal crocieristico lagunare, che aveva parlato di «solo» 5 navi grandi, cioè sopra quelle 40 mila tonnellate individuate dal decreto Clini-Passera. Era stato organizzato un presidio alle Zattere per «salutare» le navi con fischietti, tamburi e coperchi. Dopo quella manifestazione il dibattito sulle crociere ha subito una rapida accelerazione e solo la crisi (poi rientrata) di governo ha costretto a rinviare l'incontro sulle ipotesi alternative, fissato per l'1 ottobre. La discussione però continua e ieri è stata la volta di Legambiente, che ha scritto al premier Enrico Letta e ai ministri competenti Andrea Orlando (Ambiente), Massimo Bray (Beni culturali) e Maurizio Lupi (Trasporti), definendo la questione «prioritaria per il futuro della città lagunare e del suo patrimonio storico- architettonico». Legambiente ha indicato Marghera come la soluzione più giusta. «Diciamo no a soluzioni tampone - spiega Sebastiano Venneri, responsabile mare - bisogna pianificare il futuro di Venezia e dell'attività portuale partendo dalla rigenerazione dell'area inquinata e abbandonata di Marghera». Bocciato invece lo scavo di nuovi canali. Parole a cui il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa risponde con una stilettata. «A Marghera l'Autorità Portuale sta già agendo concretamente e pagando con risorse proprie il disinquinamento dei fondali e varie bonifiche - dice Costa - Ci piacerebbe che Legambiente potesse dare l'attenzione che oggi da al problema delle grandi navi anche al problema dei tempi e costi delle bonifiche». Alberto Zorzi