Le Dolomiti crollano. Dal Sorapis, che sovrasta Misurina e Cortina, s'è staccata una parete di circa 300 metri d'altezza e 400 di larghezza. Le rocce sgretolate, sono franate a valle, per fortuna senza causare danni alle persone. La montagna ha cambiato in parte il suo aspetto. Il fenomeno non è nuovo nelle Dolomiti: sei anni fa, sempre presso Cortina, toccò alle Cinque Torri perdere allo stesso modo qualche pezzo. Si tratta di fenomeni naturali abbondantemente previsti dagli esperti poiché determinati dalla friabilità calcarea delle rocce dolomitiche. Tuttavia, oggi la reazione comune è di accusare la sconsideratezza degli uomini per ogni evento naturale sfuggito al controllo di un'umanità che si sente talmente potente da dominare la natura assoggettandola ai propri voleri. Oggi, il riscaldamento globale è il facile «solito sospetto » che viene subito indiziato: un presunto responsabile senza volto a cui è facile attribuire crimini comunque impossibili da provare. L'umanità, che ha profondi sensi di colpa per i guasti ambientali, accusa il riscaldamento globale di qualsiasi guaio succeda. In questomodotrova soddisfazione nel riconoscersi una colpa collettiva e generica ma si sottrae alle responsabilità individuali e specifiche. Nessuno mai subirà una pena e tutti potranno continuare a comportarsi come sempre, però soddisfatti di essersi teoricamente preoccupati per l'ambiente. Al di là dell'aspetto piscologico e dei complessi di colpa, gli esperti concordano nell'affermare che lo sgretolamento delle Dolomiti è difficilmente imputabile all'azione umana. Per quanto improbabile, può darsi che il riscaldamento globale abbia accelerato il fenomeno. Ma, oltre a non essere provato, bisognerebbe poi concordare sul fatto che il riscaldamento globale dipende davvero dall'uomo e non da altre cause naturali, quali l'attività solare o chissà cosa. Qualcuno sostiene che l'accusare, sia pure in modo fantasioso, l'azione umana per fenomeni naturali catastrofici può contribuire a sensibilizzare i cittadini affinché assumano comportamenti più rispettosi per la natura. Non è la via giusta, né le bugie sono giustificate, per quanto a fin di bene. Queste battaglie generiche contro i mulini a vento portano invece a due risultati negativi dal punto di vista della comunicazione del rischio ambientale. In primo luogo distolgono l'attenzione da problemi reali di tutela più gestibili. Inoltre provocano una reazione nella direzione contraria a stabilire un nuovo rapporto con la natura. Infatti sollecitano i tecnici a proporre soluzioni artificiali invasive basate sull'idea - anzi l'ideologia - che la tecnica può risolvere ogni problemaoltre che crearlo. Stavano ancora cadendo i sassi che alcuni scienziati avevano già proposto di applicare elaborati sistemi di monitoraggio. Dopo il crollo di alcune rocce alle Cinque Torri, immediatamente alcune società di ingegneria e costruzioni si proposero per effettuare lavori di ripristino e consolidamento: iniezioni di cemento in nome della conservazione della natura. Ma è davvero un atteggiamento ambientalista soggiogare la natura impedendole di compiere il corso? Lasciamo in pace le frane naturali delle Dolomiti e l'effetto serra: pensiamo piuttosto alle devastazioni umane create da strade, piste di sci e lottizzazioni.
ITALIA-Non tocchiamo le Dolomiti. Il crollo e gli interventi (inutili)
Le Dolomiti hanno subito un crollo di una parete di 300 metri d'altezza e 400 di larghezza. Il fenomeno è stato previsto dagli esperti, che attribuiscono la causa alla friabilità calcarea delle rocce dolomitiche. Tuttavia, la reazione comune è di accusare la sconsideratezza degli uomini per ogni evento naturale sfuggito al controllo di un'umanità che si sente potente. Il riscaldamento globale è spesso indicato come responsabile, ma gli esperti concordano che lo sgretolamento delle Dolomiti è difficilmente imputabile all'azione umana.
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