LA MAMMA dei pinzocheri è sempre incinta. Il vecchio adagio non si smentisce mai e trova ogni giorno dimostrazione della sua validità. C' è chi contesta l' uso inappropriato dell' anfiteatro di Pompei, concesso per organizzare la cena di un convegno. Richiamandosi a una storia di scandali pregressi l' autore della denuncia si dichiara inorridito perché il sito «è diventato luogo per tavolate e svilito al rango di un ristorante all' aperto». L' anfiteatro di Pompei l basito responsabile di "osservatorio del patrimonio culturale" (organizzazione incomprensibile in uno Stato organizzato con ministeri, assessorati, enti provinciali e soprintendenze) dichiara che far incassare qualche migliaio di euro alla soprintendenza permettendo la cessione temporanea a privati di siti di notevole valenza artistico-culturale, è «il modo peggiore per svendere e ridicolizzare un bene pubblico tutelato dallo Stato». Questa dichiarazione enfatica diviene a dir poco ineffabile quando il tutore dell' etica artistica, proseguendo nell' intervista, considera perfettamente normale fittare gli Uffizi o altre sedi di prestigio ma precisa che «una cosa è il salone di un antico palazzo e un' altra l' Anfiteatro». A rigore di una logica elementare, i rischi di eventuali danni materiali che si possono provocare, con una cena, in un ambiente chiuso e carico di testimonianze artistiche, sono nettamente maggiori di quelli che se si possono produrre se si usufruisce di luoghi aperti ove a essere in pericolo sono i prati. Sul piano etico-educativo, poi, diviene incomprensibile temere che qualche evento ludico, realizzato nel rispetto della sicurezza e del buon gusto, possa compromettere la venerabilità dei luoghi. Nel caso specifico non si può nemmeno invocare la sacralità dell' arena perché in quell' area avvenivano gli allenamenti e i combattimenti dei gladiatori. È difficile ipotizzare che il suolo dell' anfiteatro, abituato ad assorbire il sangue e il sudore dei gladiatori, abbia a offendersi per una eventuale frittella caduta sul prato. Lo stato di degrado degli Scavi più famosi del mondo dipende certamente dalle limitate risorse di cui le soprintendenze ai beni artistici e ambientali dispongono. I ricavi possibili con la vendita dei biglietti e i contributi pubblici certamente non sono in grado di soddisfare le esigenze di mantenimento di un bene che sempre più ha bisogno di una manutenzione sofisticata e costosa. Il dissotterramento dei manufatti, protetti per secoli dalla cenere,e la loro vetustà, li espone, più di altri, alle insidie atmosferiche che in questi ultimi tempi sono divenute temibilissime a causa dell' inquinamento. Purtroppo i fondi che il governo e gli enti locali possono mettere a disposizione sono insufficienti. L' Italia, al primo posto tra tutte le nazioni del mondo con 49 luoghi inseriti dall' Unesco nella lista del "Patrimonio dell' Umanità", possiede 4.739 musei e istituzioni similari. Come si può pensare che con i fondi pubblici si possa mantenere questo immenso patrimonio? L' aiuto dei privati, qualunque sia la forma della sovvenzione, purché avvenga nel rispetto di regole precise, rappresenta l' unica risorsa disponibile per evitarne la dispersione e il degrado. Sull' argomento è mirabile l' intervento dell' assessore regionale Pasquale Sommese, che con la simpatia che lo contraddistingue e da perfetto ex democristiano dà un colpo al cerchio e uno alla botte: «Il sentimento ci porta a dire che il monumento deve essere salvaguardato. La ragione, invece, ci porta a dire che le casse della soprintendenza hanno bisogno di soldi». Fingere di indignarsi per presunte offese alla storia o alla dignità non solo è anacronismo puro, ma sfiora il ridicolo e dimostra il provincialismo di una categoria di intellettuali ancorati a vecchi e desueti pregiudizi. Non si dimentichi che molti dei luoghi che si vorrebbe venerare sono nati per dar godimento all' uomo e non solo al suo spirito. Una cena, un ballo, una manifestazione scientifica, artistica, o culturale non hanno nulla a che vedere con le feste di Arcore e se portano soldi alle casse delle soprintendenze ben vengano.
NAPOLI - Lo scandalo inesistente delle cene a Pompei
L' Anfiteatro di Pompei è stato oggetto di una controversia per l'uso inappropriato come luogo per organizzare cene e manifestazioni. L'autore di una denuncia si è espresso inorridito per il sito diventato luogo di sviluppo di ristoranti all'aperto. L'autore dell'Anfiteatro di Pompei, l'organizzazione "osservatorio del patrimonio culturale", ha dichiarato che permettere la cessione temporanea a privati di siti di notevole valenza artistico-culturale è il modo peggiore per svendere e ridicolizzare un bene pubblico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo