Forse in pochi sanno che trenta metri sotto via Puglia si nasconde un sito millenario. Un luogo unico. Un'oasi sospesa nel tempo dove l'archeologia sposa la natura. Le Latomie dei Cappuccini sono quel locus amoenus di eco antica. Basta scendere pochi scalini per ritrovarsi immersi in un paradiso fatto di piante, di profumi, di fiori carnivori, di alberi secolari, di pietre che trasudano acqua, di pareti che narrano storie di schiavi, di tiranni greci, di guerre fra popoli. E ancora tombe che tramandano l'amore filiale, sepolcri di avi illustri e grotte, anfratti e scorci che raccontano l'orrore del conflitto bellico da cui i siracusani fuggirono, rifugiandosi qui in un passato recente a molti sconosciuti, Le Latomie dei Cappuccini sono le più vaste della città. Un dedalo di viuzze verdi, ammantate da profumi di ogni sorta che inebriano i sensi di muschi, fiori e piante secolari. Grandi cave di pietra utilizzate per l'estrazione del materiale lapideo, ubicate lungo la linea di faglia che dal mare arriva sino al Teatro Greco. Sono otto e quella dei Cappuccini, la più prossima al mare è una delle più grandi e affascinanti, da secoli incanta ai visitatori di tutto il mondo e per questo fu inclusa come tappa obbligata del Grand Tour in Italia dei secoli XVII, XVIII e XIX. E oggi, dopo secoli e secoli, le Latomie svelano un nuovo segreto: il loro acquedotto. Che riecheggia il sistema della saia ancora oggi usata in campagna. L'associazione Italia Nostra ha proposto alla commissione Ambiente dell'Ordine degli ingegneri aretusei lo studio approfondito dei ruderi esistenti della senia, al fine di realizzare un modellino che potesse rappresentare in scala l'opera idraulica originaria e la sua connotazione funzionale. Gli esperti della Commissione, abituati a sfide di questo genere e stimolati dalla loro creatività, hanno deciso di avventurarsi in questo progetto coinvolgendo geologi, archeologi e altre professionalità dando vita ad un gruppo multidisciplinare. Il risultato è stato la scoperta di un sistema idraulico che risale ai Greci e che è stato riveduto e corretto dai frati Cappuccini sulla base dell'impianto arabo. «L'acqua ha un ruolo predominante per lo sviluppo del luogo - spiega il coordinatore del gruppo, l'ingegnere Antonino Di Guardo -. Per potere irrigare tutto l'immenso giardino venna costruita una senia la cui funzione era di sollevare l'acqua sfruttando un pozzo che arriva sino al cuore della falda. Furono inoltre scavati altri pozzi e canali per portare l'acqua a tutti gli angoli del parco e implementati sistemi d'irrigazione in gran parte del sito. Dopo il 1866 la Latomia, insieme al convento e alla chiesa, divenne proprietà del Comune a seguito delle espropriazioni delle proprietà degli ordini religiosi». La ricerca si espande oltre alla macchina idraulica per interessare quasi tutto il sito delle Latomie dei Cappuccini. Vengono indagate tutte le varie parti delle latomie sotto l'aspetto geologico (faglie e fratture), ARCHEOLOGICo, ingegneristico, idrico in un crescendo di esperienze creative che hanno determinato la nascita di un nuovo gruppo interdisciplinare che dalla Commissione Ambiente si è ricomposto in un gruppo di ricerca capace di coniugare i diversi aspetti tecnici che si riscoprono in un "luogo", cercando di percepirne lo "spirito". Il sito nel suo insieme diventa quindi luogo simbolo nella città facendo riscoprire le radici e le matrici dello sviluppo che facevano di Siracusa la patria dei giardini pensili, pieni di acque e palazzi. Il gruppo, che prende nome di Officina Ambiente, si assume oggi il ruolo di difesa del luogo. «Da queste considerazioni scoperte dal gruppo, nasce la voglia di costruire un percorso di valorizzazione educativo-ambientale - continua l'ingegnere Di Guardo -. Questa esperienza ha maturato la consapevolezza nel gruppo di poter, in modo originale, affrontare lo studio di luoghi indagandone l'intima consistenza per tradurla in un'esperienza volta a esaltarne l'interesse storico-culturale». Il progetto di recupero della senia mira a valorizzare l'intera Latomia dei Cappuccini. «Vogliamo ripristinare il sistema idraulico con un progetto "Siracusa, l'acqua e la pietra. Latomie dei Cappuccini" - dice ancora l'ingegnere - e a valorizzare la "pietra" elemento fondamentale di tutta l'area. Quattro gli obiettivi: sistemazione della senia per valorizzare e rendere funzionale il manufatto. Infatti, oltre alla pulizia dell'area ed il restauro, si prevede la messa in funzione del sistema di captazione delle acque sotterranee tramite l'utilizzo di una serie di ruote dentate che riprodurranno fedelmente il sistema che gli antichi utilizzavano per sollevare l'acqua del pozzo. Per fare ciò verrà istallato un piccolo impianto che darà il moto alla ruota e sostituirà l'asino, l'animale utilizzato in antichità per muovere tali sistema. Ripristino della vasche di raccolta: questo intervento prevede la pulizia delle vasche dalla vegetazione infestante e dal materiale di riporto accumulatosi negli anni. Ripristino e costruzione cabalette, che prevede il ripristino delle canalette esistenti per la distribuzione delle acque da una vasca all'altra e la costruzione di due piccole canalette, a ridosso del vialetto di accesso alla senia. Creazione di un'area espositiva cone la creazione di un percorso lungo il cuore della Latomia alla scoperta del sistema idraulico». Isabella Di Bartolo Mariolina Lo Bello 30092013