Avola. Potrebbe esserci una città nascosta a due passi dal centro moderno. Contrada Falaride, secondo gli studi fatti dal presidente della Pro Loco Peppino Corsico, sarebbe infatti l'antica Talaria. «Se così fosse - afferma Corsico - verrebbe avvalorata sempre più l'ipotesi che Avola sia la vecchia Hybla Maior, come confermano i pareri di molti studiosi». Per accertare queste intuizioni urgono, però, gli scavi scientifici. Ed è proprio in tal senso che il presidente della Pro Loco invoca l'aiuto della sopRintendenza. «Proprio adesso che siamo nell'ambito di una nuova attenzione da parte dello Stato ai beni di interesse storico e architettonico - dichiara Peppino Corsico -, è necessario che venga data ad Avola una possibilità stanziando dei soldi che consentano di dedicarsi alla ricerca, di eseguire degli scavi e di salvaguardare aree di grande valore storico». Tra queste, Peppino Corsico, ne annovera parecchie. «Contrada Borgellusa, in cui nel 1954, furono ritrovate le statuette di Demetra, Kore ed Heracles, risalenti alla fine del III secolo a. C. Sempre nello stesso periodo e nella stessa zona venne individuata una costruzione romana del I secolo a. C. In contrada Piccio, invece, un complesso agricolo industriale di questo stesso periodo. Lungo il litorale che va da Falaride a Calabernardo sembra che vi siano disseminate ville di epoca romana. E si tramanda anche che, proprio a Falaride, siano state trovate monete greche ed altre dei tempi degli imperatori romani Nerva e Gordiano. A queste si aggiunge inoltre una necropoli paleocristiana scoperta, l'anno scorso, proprio da me mentre passeggiavo in una zona agricola di Avola». Non solo. Le notizie che rendono Avola un territorio che pullula di storia sono anche altre. «Durante gli anni della diffusione del Cristianesimo sarebbe approdato sul litorale avolese l'apostolo Paolo che, per dissetarsi, avrebbe fatto sorgere un pozzo d'acqua fresca. Qui tutte le bisce che bevono, morirebbero - aggiunge Peppino Corsico -. Infine, negli stessi anni, precisamente nel 143 d. C. sarebbe arrivata ad Avola la nostra patrona, Santa Venera, che si sarebbe rifugiata nella grotta che da lei prende il nome ad Avola antica». Ci sono quindi tutta una serie di ragioni per cui il presidente della Pro Loco sostiene che «dei 7.000 ettari in cui si erge Avola, il 90 è imperniato di storia». Corsico è perentorio: «Come amante del territorio e appassionato della storia locale non posso fare a meno di lanciare l'input. Ma è chiaro che gli strumenti per accertare la veridicità di quanto gli studiosi presumono sono nelle mani degli enti preposti: la sopRintendenza e lo Stato. E' a loro che chiedo che Avola abbia la possibilità di rinascere a nuova vita, scoprendo quella vecchia. Perché è dal suo passato che può dipendere il futuro di Avola». Emanuela Tralongo 27092013