"Le terme di Vespasiano", un complesso archeologico notevolissimo, di estrema importanza sia per la sua storia, sia per l'imponente struttura, sono ormai totalmente abbandonate dalle istituzioni. Gli ultimi interventi risalgono alla fine degli anni 90, grazie ad alcuni finanziamenti ministeriali; poi, si è continuato a scavare grazie all'impegno di gruppi di volontari e il sostegno dell'amministrazione comunale di Cittaducale. Per Giovanna Alvino, ispettrice della soprintendenza archeologica del Lazio, incaricata alla tutela dei siti archeologici della provincia sabina, il sottosuolo delle terme, conserva altre numerose strutture e materiali da riportare alla luce. «È un vero peccato», lamenta, «che un patrimonio così importante non venga considerato e valorizzato. C'è il rischio che vada perduto». E sperare in futuri interventi, fa capire l'archeologa, è difficile. Anche se in questi giorni, l'aumento dei turisti, anche stranieri, che cominciano ad arrivare in Sabina, sembra far muovere qualcosa per rilanciare la ripresa degli scavi nella zona. Sembra, infatti, che gli enti locali vogliano presentare un progetto finalizzato, da realizzare con i fondi dell' Unione Europea. Staremo a vedere. Ma torniamo alla terme. A dare un'idea della maestosità del complesso termale attribuito all'imperatore Tito Flavio Vespasiano ed al figlio sono gli stessi ruderi riportati alla luce. Le antiche terme degli imperatori romani della dinastia dei Flavi, si trovano sulla spianata di una collina a nord della pianura di San Vittorino, il cui sottosuolo, per la copiosa quantità di sorgenti d'acqua che contiene, è considerato il secondo serbatoio d'acqua d'Europa. Tra queste, le sorgenti del Peschiera, che riforniscono l'acquedotto della Capitale e le acque sulfuree di Cotilia, notissime in epoca romana tanto che l'imperatore Vespasiano, scelse questa località come residenza estiva e vi fece costruire le terme. Il complesso archeologico, tra i più importanti della Sabina, venne costruito nel II0 Secolo avanti Cristo, ma gli edifici hanno subito rimaneggiamenti nei secoli successivi. Oggi, si può ammirare la grande vasca quadrangolare, un tempo alimentata da una sorgente le cui acque scendevano a cascata dal ninfeo soprastante. I poteri di queste acque furono decantati dai maggiori autori latini: Seneca, Plinio, Tito e Virgilio. Nella zona, altre due testimonianze archeologiche appartenute alla dinastia dei Flavi: la Villa di Tito a Castel Sant'Angelo e il Ninfeo dei Flavi a Borgovelino. La storia, narra che l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, morì a Cotilia, dove si era recato per curarsi alle terme, il 23 giugno del 79 dopo Cristo. Al momento della morte, giunta inattesa, l'imperatore si alzò dal letto dicendo: «Un imperatore muore in piedi».