Credo che il vero dibattito sulla legge paesaggistica adottata dalla Regione, legge che rappresenta uno dei più ambiziosi e colti obiettivi per la tutela del territorio pugliese, soffra della virtuosità o meno dei sindaci e dei loro uffici tecnici che devono far capire ai propri amministrati il valore della tutela e quindi formulare atti comprensibili per i Piani Comunali e sulle emergenze da tutelare nel proprio territorio (conoscenze vere e dimensionate e non soluzioni passivamente enunciate in forma teorica, generale e senza confronti con le realtà locali) e diffonderle con dibattiti positivi con i propri amministrati. Molti critici, anche generalmente colti in materia, vogliono far credere che il Piano Paesaggistico della Puglia sia un piano preconfezionato. Esso invece va analizzato e confrontato con i territori pugliesi nello spirito di una "governance" politico-sociale con la comunità. Le tre parti in cui si divide il piano, quella conoscitiva dei territori, la tutela e le norme progettuali e di salvaguardia, vanno lette e studiate, calate nel territorio di riferimento e non assunte come verità astratte a contenuto di verticismo politico e istituzionale. La maggior parte delle amministrazioni comunali e quindi i cittadini non sapranno cogliere l'occasione di accertarsi sui problemi della sostenibilità ambientale dei propri territori e ciò comporterà, senza una chiara conoscenza delle norme di tutela delle emergenze, ancora tanti guasti territoriali e un diffuso abusivismo. Sono un vecchio socio INU, sebbene collocato in periferia e quindi ben ricordo l'impegno dell'INU, sin dagli anni '90, di promuovere o diffondere metodi di coinvolgimento degli abitanti nelle scelte di trasformazione e riqualificazione delle proprie città, perché queste siano condivise con le Istituzioni in una visione etica dei problemi del territorio. Credo che ancora oggi la Regione più attiva in queste procedure resti la Toscana e la Lombardia per la promozione di un Piano dei Servizi Strategico alle scelte pianificatorie. I problemi veri che deve porsi il Piano paesaggistico regionale (Pptr) sono: liberarsi di certe sensazioni di verticismo che vengono alimentate da un sistema politico- amministrativo di tanti comuni pugliesi impreparato e svogliato; dare tempo ai comuni virtuosi di verificare il regime vincolistico del loro territorio. Quindi non vedo la necessità di cambiare la legge adottata, ma offrire alla Regione contributi che servano a sollecitare ed anche ad invogliare i Comuni pugliesi alla conoscenza del proprio territorio, affinché diventi "familiare" l'approccio ai problemi della sostenibilità ambientale. La Regione, a sua volta, dovrà offrire una partecipazione più frequente e partecipata, cioè istituire, con i comuni, modelli per un lavoro di pianificazione comunale che tenga conto di tutti i diversi attori coinvolti nel contesto di pianificazione comunale. Una collaborazione partecipata dalla quale appaia l'importanza della "conoscenza" dei territori per adottare interventi più appropriati e quindi sostenibili. ingegnere
PIANO DEL PAESAGGIO PERCHÉ LA LEGGE È VALIDA
Il testo esprime una critica alla legge paesaggistica adottata dalla Regione Puglia, che considera troppo ambiziosa e difficile da comprendere per i comuni e i loro amministrati. Il testo sostiene che il piano paesaggistico della Puglia sia stato interpretato in modo errato e che non sia stato sufficientemente promosso ai comuni. Il testo propone di offrire contributi alla Regione per sollecitare i comuni a conoscere il proprio territorio e a adottare interventi sostenibili. Si sostiene che la Regione debba offrire una partecipazione più frequente e partecipata ai comuni, istituendo modelli di pianificazione comunale che tengano conto di tutti gli attori coinvolti.
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