NEL GIORNO DI MASSIMO AFFLUSSO DEI MOSTRI DA CROCIERA CITTADINI E COMITATI PROTESTANO "OCCUPANDO" IL MARE Oggi lo spettacolo lo offriamo noi, nessuno ci fermerà, siamo noi a fermare i mostri con i nostri corpi" e via al tuffo nel Canale della Giudecca lungo la riva alle Zattere dove si svolge la manifestazione del Comitato No Grandi Navi. Circa 50, fra uomini e donne, c'è anche il portavoce, l'instancabile collega Silvio Testa, nuotano fino al centro del canale, largo 300 metri. In fila disegnano una catena umana per impedire il passaggio delle Grandi Navi ferme alla Marittima. D'incanto si torna a nuotare nel mare di Venezia come accadeva fino agli anni 60. E la Serenissima smette di fare da cornice ai mostri galleggianti. Gli agenti della Digos non perdono di vista i natanti, sfilano le motovedette della Guardia di Finanza e della Polizia. Signore della Venezia bene mostrano fiere i cartelli appesi al collo: "Non stuprate la nostra città" Mamme con bambini che tengono in mano palloncini colorati. E un solo grido: "Fuori le Navi dalla Laguna". Arriva la notizia, salutata da un lungo applauso che la Capitaneria di Porto ha fermato tutte le navi compresi i vaporetti. È una prima significativa vittoria del Comitato No Grandi Navi che ha coinvolto anche molti stranieri. Sono a Venezia in vacanza, ma ieri erano alle Zattere per condividere la protesta. "Venezia è anche nostra che la ammiriamo, non a caso è Patrimonio dell'Umanità" spiega così Sunny arrivata dalla Svezia assieme al marito e al figlio. La Serenissima vive il suo momento di riscatto. Almeno per alcune ore. Alle 18, poco dopo il ritorno dei nuotatori, inizia con due ore di ritardo l'orribile sfilata. Il primo mostro galleggiante, Azamarra Cruise, 30 mila tonnellate, avanza lentamente. Al centro del pontile, dove sono affacciati i passeggeri, una mano gigante di cartapesta saluta i manifestanti. Una provocazione di pessimo gusto che viene ricambiata con fischi e urla: vergogna, vergogna. A distanza di soli 5 minuti sfila il secondo mostro, sempre della Azamarra, seguita a distanza di circa un quarto d'ora dalla Msc Divina, 133 mila tonnellate, la più grande tra quelle che entrano in laguna, Un'ombra gigante che oscura il canale e sembra ingoiare la città che al sua passaggio scompare per riapparire umiliata da quello sfregio che si ripeterà ancora una volta e di nuovo ancora. Ieri notte ne è passata un'altra e tre questa mattina, fino ad arrivare a 36 transiti complessivi nel weekend. "E lo definiscono un danno estetico come se bastasse chiudere gli occhi al loro passaggio per risolvere il problema" dice Elsa, veneziana da tre generazioni. "Io abito alla Giudecca e anche se chiudo gli occhi le sento perché i vetri in casa tremano come se ci fosse un terremoto". Raccoglie le sue parole Cesarina, professoressa in pensione: "A me fa male il cuore credetemi non si può più sopportare un tale affronto". Mettendo in fila tutte le navi ieri è come se avesse transitato un muro di 3 chilometri, 772 mila tonnellate di stazza lorda. Che in una sola giornata ha prodotto un inquinamento pari a un parco di 2 milioni e mezzo di automobili che circolano normalmente sulle strade; più del doppio della circolazione del comune di Milano che ha una popolazione 25 volte maggiore di quella di Venezia. A ogni passaggio il livello dell'acqua nei rii limitrofi cala di 20 centimetri il che vuol dire che ieri si sono avute 24 alte e basse maree" spiega Giuseppe Tattara, docente di Politica Economica all'Università di Venezia. Dal terrazzo della sua casa, nel sestiere di Dorsoduro, dove veniamo gentilmente invitati, lo sguardo si infrange contro una vera e propria barriera: sono le Grandi Navi ormeggiate alla Marittima in attesa di entrare nel bacino di San Marco. Ieri ce n'erano sei. Sembravano incastonate nelle case. Molte sostano anche per 24 ore con i generatori sempre accesi. "Quando al mattino presto vado in terrazzo a stendere i panni ad asciugare mi trovo davanti questi enormi grattacieli che si muovono e nascondono alla vista il Mulino Stucky" racconta la signora Irina. Ecomostri che inquinano, che provocano rumori assordanti, ed erosione dei fondali per il movimento delle eliche. Ieri le Navi hanno emesso 1,4 tonnellate di polveri sottili, 30 tonnellate di ossidi d'azoto, 11 di ossido di zolfo, 4 di monossido di carbonio, e poi metalli pesanti (piombo, mercurio, cadmio e altri), esaclorobenzene e altre sostanze tutte estremamente nocive per la salute e cancerogene. Ma per chi è lautamente pagato per risolvere il problema, il problema non esiste. Mentre tutelare la Laguna equivale a salvaguardare la salute dei veneziani e la bellezza che fa della Serenissima la città più amata al mondo. Parole che si infrangono contro gli interessi delle Compagnie di Navigazione che prevalgono su tutto. "Dal decreto Clini-Passera spiega Silvio Testa è passato più di un anno senza che il divieto sia stato rispettato. Ci sembra arrivato il momento di cominciare a fare sul serio". Mentre di serio, molto serio continua a esserci solo la distruzione della Laguna e la città, ieri, ha dimostrato di essere esausta. Stato d'animo condiviso anche dal sindaco Giorgio Orsoni che ha detto: "Si è toccata la punta dell'iceberg, invitando chi è deputato a prendere le soluzioni di prenderle in fretta: le Grandi Navi dal bacino di San Marco debbono uscire subito". E ha aggiunto che "bisogna smetterla di fantasticare con progetti che impiegherebbero anni per essere realizzati perché è un modo un po' truffaldino di affrontare il problema".