Continua la protesta intrapresa a Padova da don Albino Bizzotto, il fondatore dell'associazione "Beati i costruttori di pace", contro l'avanzata del cemento in Veneto, che divora la superficie agricola e devasta il territorio Il digiuno continua. Una delle notizie più significative ma allo stesso tempo più trascurate dell'estate ormai agli sgoccioli riguarda la protesta estrema intrapresa a Padova da don Albino Bizzotto, il fondatore dell'associazione "Beati i costruttori di pace", contro l'avanzata del cemento in Veneto. Uno sciopero della fame in piena regola giustificato dai numeri: «Fra il 1990 e il 2000 nella regione la superficie agricola è diminuita di 279.830 ettari, cioè del 21,5, mentre il consumo del suolo per urbanizzazione e infrastrutture varie è di 1.382 ettari l'anno, pari cioè a 3,8 ettari al giorno. Siamo sopra a un vulcano» ha spiegato l'ultrasettantenne sacerdote vicentino all'inizio del suo gesto eclatante, il 16 agosto. Dopo un paio di settimane i medici hanno imposto al reverendo di ricominciare a nutrirsi. Ma la sua campagna prosegue: esponenti della società civile, sindaci e semplici cittadini hanno raccolto il testimone di don Albino e rinunciano un giorno dopo l'altro al cibo per chiedere una moratoria sui diversi progetti di cementificazione in corso, come il polo immobiliare di Veneto City che incombe sulla Riviera del Brenta o la Pedemontana che minaccia con i suoi svincoli il paesaggio delle ville storiche. E per fine mese, il 28 e 29, s'annuncia un digiuno collettivo in tutta la regione con l'obiettivo di smuovere le coscienze di quanti guardano alle grandi opere come opportunità di sviluppo: «Si stanno scegliendo le modalità più impattanti per il territorio e più pesanti per i costi spiega ancora don Albino I figli e i nipoti pagheranno i debiti che vengono fatti oggi con il sistema del project financing. Le scelte più importanti vengono sottratte alla partecipazione dei cittadini e alla trasparenza e non rispondono al bene comune, quanto agli interessi e agli appetiti di alcuni gruppi privati». Lui d'altro canto non è l'unico prete ecologista che emerge in questo periodo dalle cronache. Qualche centinaio di chilometri più a Sud, nel Casertano, un altro sacerdote suona la carica in difesa del territorio. È don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano (Ce) impegnato da molti anni sul fronte della legalità, che ha da poco lanciato un appello al boss Carmine Schiavone perché riveli i luoghi in cui sono stati sversati i rifiuti tossici. La scorsa settimana a Roma, durante una visita al centro di accoglienza Astalli, ha incontrato papa Francesco che gli ha sussurrato all'orecchio: «Andate avanti così». E dopo gli appelli di Sua santità in difesa del creato c'è da credere che i sacerdoti disposti a scendere in campo per fermare una discarica, protestare contro un cantiere o partecipare a una critical-mass non saranno più l'eccezione. direttore di «Nuova Ecologia»
Digiunare contro la cementificazione
Don Albino Bizzotto, fondatore dell'associazione "Beati i costruttori di pace", sta intraprendendo una protesta contro l'avanzata del cemento in Veneto, che sta consumando la superficie agricola e devastando il territorio. Il digiuno continua, anche se i medici hanno imposto al reverendo di ricominciare a nutrirsi. La campagna prosegue con esponenti della società civile, sindaci e cittadini che rinunciano al cibo per chiedere una moratoria sui progetti di cementificazione. Un digiuno collettivo in tutta la regione è previsto per fine mese. Don Albino sostiene che le scelte più importanti vengono sottratte alla partecipazione dei cittadini e non rispondono al bene comune.
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