Venezia è letteralmente invasa da anni da enormi palazzi sull'acqua chiamati grandi navi: pare acclarato che il modo ondoso di questi grandi scafi sconvolga le strutture che reggono le isole della laguna, eppure non si fermano. Stavolta però cittadini, e non solo ambientalisti, hanno vistosamente e allegramente contestato il passaggio di quei condomini dell'acqua anche tuffandosi in mare - perché in questo week end lo sbarco in laguna raggiunge il culmine: la bellezza si fa per dire - di tredici giganti del mare più alti della chiesa di San Marco, ma per l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin sono ben 18. E, attraversando la città, sconvolgono il paesaggio urbano. C'è da sperare che questa invasione e non sembra una metafora sia una goccia che contribuisce a far traboccare il vaso. «È mia intenzione proporre alla prossima riunione di ottobre (riunioni periodiche su Venezia, ndr) un percorso che porti all'opzione zero del passaggio delle grandi navi attraverso Venezia, partendo da uno spostamento di quote crescenti su Marghera in attesa di soluzione strutturali definitive». Così il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando riguardo alle polemiche nate per il passaggio delle grandi navi attraverso il Canale della Giudecca. L'obiettivo del ministro è trasferire sul futuro terminal di Fusina-Marghera un numero sempre maggiore di navi da crociera, e farle transitare dalla bocca di porto di Malamocco. Dopo il disastro della Costa Concordia al Giglio l'allora governo Monti emanò il decreto Clini-Passera, decreto che vieta il transito per i colossi oltre le 40mila tonnellate di stazza lorda presso le coste salvo che nel bacino di San Marco segnando un paradosso degno di altra causa. Finora neppure le proteste continue, puntuali e documentate di studiosi come Salvatore Settis hanno smosso le istituzioni nazionali. C'è una ragione. Le crociere hanno cara la tappa veneziana perché, come dicono i croceristi, la vista dall'alto su tetti, canali e calli è impagabile. Facile a credersi. Le compagnie pagano quindi per attraversare la città. E chi incassa incassa. Il Comune sostiene che guadagni simili in tempi di crisi non si possono buttare a mare. Ma il futuro preoccupa Venezia non è di nessuno, è del genere umano e l'insofferenza cresce. Infatti oggi si è registrata una sorta di festa-protesta popolare organizzata dal comitato No Grandi navi contro il susseguirsi di palazzi acquatici, con cittadini, ambientalisti, striscioni, gazebo, ombrelloni, qualcuno che ha pure mostrato il sedere a mo' di sberleffo e qualcun altro che si è tuffato come per fare da scudo umano contro i colossi marini. Ovvio che i colossi non si sono spostati di un metro. La truppa di chi non accetta un simile traffico però si ingrossa. «Fareste mai passare i tir nel vostro giardino? Di questo si tratta, far passare mezzi estremamente pesanti in un ambito delicato e contenuto che ci appartiene esattamente come un nostro giardino», ha scritto il Wwf in una nota ieri. «È ridicolo continuare a parlare da un lato di moto ondoso che distrugge Venezia (il riferimento è alla creazione delle barriere del Mose, ndr) e poi autorizzare il transito di navi che con un minimo movimento inevitabilmente spostano enormi quantità di acqua che crea degli squilibri nel sistema lagunare. È ridicolo chiedere una svolta sostenibile del turismo veneziano e poi consentire il più brutale metodo di visita che altera il contesto storico architettonico, pone a rischio l'ambiente e la sicurezza dei transiti locali, afferma una tipologia di visita usa e getta basata su "ci sono stato" anziché "ho conosciuto e visto"». E Lidia Fersuoch, presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra, riguardo ai presunti guadagni incamerati dalla città in una sua nota osserva: «Recenti studi compiuti a Venezia (Università Ca' Foscari, dipartimento di Economia) e in Croazia rovescerebbero la situazione, concludendo essere più i costi, interamente sopportati dalla popolazione, che i benefici. La maggior parte delle soluzioni finora prospettate, anche quella del sindaco, individuano altre strade per portare a Venezia le navi da crociera, escavando nuovi canali in Laguna o allargandone di antichi, non tenendo dunque in minimo conto quanto sostenuto dagli ambienti scientifici: e cioè che l'erosione prodotta dal dislocamento di imponenti masse d'acqua nel grandi canali di navigazione a ogni passaggio di nave sta provocando la sparizione della Laguna stessa». Intanto i palazzi del mare continuano a sovrastare piazza San Marco (quando appaiono sembrano giganti smisurati) e i tetti lagunari.
Venezia scatta la rivolta contro le grandi navi
Venezia è invasa da enormi palazzi sull'acqua, chiamati grandi navi, che sconvolgono le strutture che reggono le isole della laguna. Nonostante ciò, i cittadini e gli ambientalisti continuano a contestare il passaggio di queste navi. Il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha proposto di trasferire il transito delle navi da crociera sul terminal di Fusina-Marghera, in attesa di soluzione strutturali definitive. Le crociere hanno cara la tappa veneziana perché la vista dall'alto su tetti, canali e calli è impagabile, e pagano per attraversare la città. Il Comune sostiene che i guadagni non si possono buttare a mare, ma il futuro preoccupa Venezia.
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