«I riscontri possono aprire finestre su tanto oblio» Potrebbe esserci la cittadella araba sotto la Provvidenza, il vero nucleo originario di Caltanissetta, secondo le ipotesi suggestive formulate dall'architetto Giuseppe Saggio, urbanista, attuale direttore facente funzioni del Museo archeologico di Caltanissetta, nel recente lavoro di studio ed analisi in fase di ultimazione e pronto per la pubblicazione. Nelle pagine di Saggio riscontri attendibili con date ed immagini e la certezza che vi sia qualcosa di più dietro, e soprattutto sotto, il degrado del quartiere Provvidenza, per il quale il Comune è adesso al lavoro per il primo step del progetto pilota di riqualificazione di due isolati. E suggerisce, piuttosto, interventi di recupero conservativo e di reperire risorse magari per una campagna di scavi archeologici in una zona relativamente moderna: la Provvidenza è, infatti, secondo l'architetto Saggio, di stampo squisitamente medievale. «Tanti dati - dice Saggio - confermano che fu il primo importante nucleo abitativo della nostra città, come afferma Iolanda Lima nel suo "Architettura e urbanistica della Compagnia di Gesù in Sicilia" che, sulla costruzione del complesso dei Gesuiti di Caltanissetta, dice che "Conseguente scelta dell'area su cui localizzare il Collegio; un luogo prossimo all'antica chiesetta di S. Agata, nell'ex quartiere ebraico a settentrione del nucleo medievale"». "La storia tramandataci dal Barrile - scrive Saggio nel suo testo - sullo sviluppo urbano della città non mi ha mai convinto in quanto anomalo e schizofrenico rispetto alle logiche di ampliamento riscontrate in altre città, che generalmente crescono in maniera radiale rispetto ad un nucleo centrale che può essere il castello, il palazzo, la chiesa, e che nei paesi di collina scendono verso il basso. Barrile ci restituisce invece un quadro di una crescita disordinata ed illogica, con la città che sale, si allarga prima da una parte, poi dall'altra e la collina della Provvidenza viene totalmente ignorata fino alla metà del Seicento quando, secondo i documenti, viene costruita la chiesa della Provvidenza, l'unica nel quartiere, fatta eccezione se vogliamo per San Sebastiano, che ne segna il confine a nord e il convento dei Riformati di S. Antonino ad est, anch'esso posto al margine del quartiere". «C'è - dice - questo "accerchiamento" di chiese tutto intorno alla Provvidenza e le costruzioni importanti, come il palazzo del signore Moncada, costruito pochi anni prima della Provvidenza con espropri ed altro, e la nuova Chiesa Madre del 1570, costruiti in un sito certo meno nobile rispetto alla collocazione della Provvidenza. Perché? Me lo sono domandato a lungo, nessuno degli storiografi ufficiali di Caltanissetta ci dice nulla, e ritengo oggi che le ipotesi da me formulate, tutti i riscontri che ho fatto incrociando dipinti, disegni, mappe catastali, documenti d'epoca possano aprire una finestra sulle ragioni di tanto oblio». Non c'erano dunque gli Ebrei in quel posto secondo Saggio ("sappiamo dai documenti che erano meno di un centinaio, numero che viene dedotto - scrive nel suo studio - dalle tasse pagate, 15 tarì, a seguito di un atto del 1492 firmato dal vicerè Fernando de Acuna che stabiliva 1 tarì a fuoco cioè per famiglia, e dunque non più di 70 persone, secondo le notizie in proposito scritte da Rosanna Zaffuto in "UniversitasCaltanixette 1086-1516") ma c'era, sulla sommità della collina, la cittadella araba cinta da mura ("la vendita delle mura - dice Saggio - fatta dai giurati della città dopo il 1647, come risulta dai documenti, deve riferirsi a queste e non a quelle ipotetiche residuali nel quartiere Angeli e ci conferma che quel posto fu, come dire, occupato dopo che erano andati via i precedenti occupanti"). Secondo Saggio il tessuto viario della zona ha portato ad una ulteriore conferma dell'influenza islamica. «La permanenza dei toponimi, che trovano in parte riscontro nel manoscritto nel "Notiziario" dell'arciprete Agostino Riva del 1731, che ho da tempo trascritto e sto studiando - dice - e le tracce urbanistiche insieme alle scarse evidenze archeologiche costituiscono indicatori preziosi dell'influenza esercitata sulla città durante l'occupazione islamica». Prendendo spunto poi dall'osservazione del Cassaro antico di Palermo, il quartiere arabo, sono tante le coincidenze con la nostra Provvidenza: moltissime le analogie notate tra le due piante, orientate in modo speculare nord-sud. Riemerge così dalla nebbia una storia che potrebbe essere stata rimossa ("una sorta di damnatio memoriae" dice Saggio) o celata nell'oblio da quanti, a partire dal Settecento, si impegnarono per ricostruire il passato più remoto della città negando o minimizzando invece l'origine araba perché infedele. I suoni della città araba riecheggiano nei nomi delle strade, molti dei quali giunti fino a noi, seppur corrotti dal dialetto: Hisn al-Giran è Zin 'gari dove c'è il Qasr, il Cassaro arabo sulla collina divenuta poi il quartiere Provvidenza, e quello che conosciamo come Cassariddu oltre ad essere una strada era un borgo o un quartiere esterno alla cittadella, e poi ancora il suq al-Fundak è la Strata 'e funnachi e suq al-buhariyya la Vucciria, fino alla collina del tondo o ruota (Bab er- Rutah). Ma c'è ancora dell'altro. "Osservando con attenzione la rappresentazione dei castelli del XVI secolo - scrive l'architetto Saggio - che si trova in Vaticano, realizzata da Egnazio Danti tra il 1580 e il 1581 secondo gli schizzi realizzati dai monaci inviati in tutta Italia, nella raffigurazione della nostra città si nota che quel dipinto non è affatto Pietrarossa, come erroneamente indicato da diversi autori e storici, oltretutto crollato nel 1567, 13 anni prima. Infatti le ipotetiche ricostruzioni non trovano nessuna coincidenza con le rovine dell'attuale castello mentre hanno molti riferimenti con il borgo sito sulla Provvidenza. Nei documenti e nella storiografia il quartiere viene identificato come Zingari o Cingali, la città dipinta in Vaticano viene rappresentata cinta di un'alta muraglia turrita e "cintatum" significa in latino recintato. Nella parte centrale sembrano intravedersi almeno due edifici che rappresentano il punto focale del complesso che si estende sulla Provvidenza ed il borgo sembra internamente diviso in due parti da un asse est-ovest, che coinciderebbe con l'attuale via Martinez. Pietrarossa esisteva certamente ma era solo un fortilizio e gli arabi quasi sicuramente lo ribattezzarono Qasayr 'Amra, "castello rosso", per il colore delle sue pietre. Ma qualcosa sembra apparire anche sulle mappe catastali del 1878, dove Saggio ha individuato la sagoma di uno o più quadrati con una rotazione diversa rispetto agli altri, in un'area tagliata a metà dall'attuale via Provvidenza (taglio documentato da diverse delibere del Decurionato) e che coinciderebbero proprio con le costruzioni dipinte in Vaticano. Di fronte ad essi fu costruita la chiesa del quartiere, segno forse dell'avvenuta conquista di spazi appartenuti ad altri. Ma questa è davvero solo un'ipotesi, che potrebbe trovare conferma solo con adeguate campagne di scavo. Rosamaria Li Vecchi 21092013