Marsala. Il 18 luglio scorso il sindaco Giulia Adamo, in coda ad un incontro con la sezione Unesco di Marsala, rappresentata dal presidente Cesarina Perrone, ha annunciato di avere affidato alla stessa l'incarico di predisporre gli atti necessari per presentare all'Unesco nazionale la candidatura di Mozia-Lilybeo a diventare patrimonio mondiale dell'Umanità, in quanto siti di eccezionale valore storico e archeologico. La notizia è stata ripresa come si trattasse di una novità assoluta, in verità si deve cercare raccontare la storia tormentata dei vari tentativi che si sono succeduti, nel corso dei decenni. Com'è stato già detto dalle pagine di questo giornale, (con articoli pubblicati il 20 marzo e il 19 giugno 2010) e ripresi da organi locali di informazione, quando ad avanzare analoga iniziativa era stato l'allora sindaco Lorenzo Carini, le cose non stanno come vengono raccontate. Contrariamente a quanto prima sostenuto dal sindaco Carini, e adesso dal suo successore Adamo, nessuno deve ancora attivarsi, come è stato sostenuto «per potere arrivare ad iscrivere la richiesta nella lista Propositiva del Governo Italiano». Inoltre, non sarà necessario, come è stato sostenuto «redigere uno studio che evidenzi le caratteristiche che rendono il bene unico o di eccezionale valore universale, in relazione ai criteri definiti nelle linee guida ovvero all'analisi comparativa, ai requisiti d'integrità, autenticità e conservazione e agli strumenti di tutela». Infatti, come chiunque può vedere dal sito italiano dell'Unesco, la candidatura Mozia Lilibeo, civiltà fenicio punica in Italia, è già inserito ufficialmente, a far data dal 1 giugno 2006, nella lista propositiva di cui tanto si parla ad intervalli più o meno regolari. Era stato il dott. Proietti che allora presiedeva, presso il ministero dei Beni culturali, il gruppo di lavoro permanente per la lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, a comunicarlo al Comune di Marsala, alla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Trapani e agli altri enti territoriali coinvolti. Inoltre il dossier, che doveva accompagnare il cammino del sito fino al riconoscimento internazionale, è stato consegnato, da parte della Commissione consultiva del Comune di Marsala, il 29 dicembre 2006 sia all'allora sindaco, Eugenio Galfano, sia al ministero competente. Sia l'inserimento, sia il dossier, sono stati quindi, da quasi sette anni, depositati. Ciò che rimaneva da fare era il Piano di gestione territoriale, fondamentale strumento adottato nel 2002 dal Comitato del patrimonio mondiale con la «Dichiarazione di Budapest» e poi recepito con la legge nazionale n. 77 del 20 febbraio 2006. Il Piano di gestione si integra con il dossier, di cui rappresenta lo strumento dinamico attraverso l'indicazione degli strumenti per salvaguardare il sito che ne consentano di conciliare lo sviluppo socio-economico con la sua conservazione . Risulta evidente, pertanto, che oltre ad essere indispensabile il possesso dei requisiti per fare parte del patrimonio mondiale tutelato dall'Unesco, è parimenti necessario che detto piano venga predisposto e realizzato come punto d'arrivo di un percorso sinergico che sensibilizzi la popolazione locale e gli enti coinvolti nella tutela di un sito da mantenere nel corso degli anni. Occorre, in definitiva, esporre adeguatamente le ragioni non solo del motivo per cui è necessario tutelare una porzione del paesaggio e del territorio, ma indicare anche come e chi avrà il compito di farlo. Questo coinvolgimento finora è mancato e per questo i vari proclami inneggianti all'imminente riconoscimento di Mozia e Lilibeo come siti tutelati dall'Unesco sono rimasti, fino ad oggi, lettera morta, e tutto lascia presagire che così continuerà ad essere, almeno nel breve periodo. fabio d'anna 21092013