L'ex sindaco Fontanelli: «I programmi erano altri». La struttura esclusa anche dal dossier per la capitale della cultura PISA Si dice che tra il dire ed il fare ci sia di mezzo il mare. In questo caso il mare è davanti ed è quello di Calambrone. Il destino della località del litorale sembra essere quello dell'incompiuta, sospeso fra quello che potrebbe essere e quello che, ancora, non è. Il teatro abbandonato non è altro che l'esempio più clamoroso. «Insieme alla ristrutturazione delle colonie doveva servire a fare di Calambrone il terzo polo del nostro litorale», ammette l'ex sindaco Paolo Fontanelli, nella cui legislatura erano stati avviati i progetti. Ricapitoliamo i fatti: nel 2005 si decide di intervenire sull'area di Calambrone per rilanciarne l'immagine ed incrementarne il flusso turistico. La Regione Toscana mette in ballo dei fondi e per potervi accedere il Comune di Pisa raccoglie le proposte di una cordata di investitori privati che vogliono intervenire sul complesso denominato "ex ospedale americano". Il progetto è prettamente immobiliare, dai ruderi dell'edificio abbandonato dovranno sorgere un centinaio di appartamenti da dare a canone agevolato per un affare che supera i 4 milioni di euro. Il terreno è però vincolato dalla Soprintendenza, che obbliga il Comune a restaurare il vecchio teatro costruito negli anni Trenta. Il Comune esegue destinando 800mila euro dei finanziamenti regionali ed aggiungendone altri di tasca propria (per un investimento di 1,2 milioni di euro) e cerca privati ai quali affidarne la gestione. I privati latitano, sia per il teatro che per gli appartamenti. Il risultato è un complesso abitativo realizzato solo in parte e una grandiosa struttura capace di ospitare quasi mille persone che negli ultimi tre anni (dal 2010, anno nel quale è stato inaugurato) è stata utilizzata solo sei volte. Per questo abbiamo chiesto a chi all'origine della storia faceva parte dell'amministrazione comunale. Paolo Fontanelli, attualmente questore alla Camera dei Deputati, ricorda: «Cominciammo ad investire nelle zone dove c'era più bisogno e Calambrone era una di quelle. L'idea era di farne il terzo polo del litorale e che avesse una vita anche durante l'inverno, e non solo per due mesi l'anno, esattamente come Marina e Tirrenia. Mettemmo in atto un piano che prevedesse strutture adeguate: il recupero delle colonie e il teatro rientravano in questo piano. L'amministrazione che mi ha succeduto è stata brava a trovare le risorse e, nonostante la crisi immobiliare abbia rallentato i lavori, sono convinto che non bisogna giudicarla ora, ma valutare la Calambrone che sarà». Giovanni Garzella all'epoca dei fatti era già consigliere comunale. «In un vecchio progetto - dice - si parlava addirittura di aprire a Calambrone un casinò. Adesso quell'idea è superata dalle leggi e dal tempo, ma secondo me l'obiettivo deve rimanere quello: costruire in quella zona una struttura attrattiva che ne permetta il rilancio. Il teatro adesso non è produttivo, nessun privato sarà mai invogliato a gestirlo se non ha la possibilità di costruire intorno attività collaterali. Il luogo permetterebbe di avere una nostra Versiliana dove le attività di ristoro accompagnerebbero dibattiti e spettacoli unendo commercio e cultura. Questo però non è possibile senza adeguati investimenti che assicurino servizi e collegamenti. Sono anni che chiedo una seria analisi socio-economica sul litorale e sulle sue possibilità di sviluppo». Nel frattempo il teatro rimane deserto, per non dire dimenticato: al punto che non è stato nemmeno inserito nel dossier che il Comune ha presentato per candidare Pisa a capitale europea della cultura nel 2019. In ottanta pagina di dossier forse qualche riga poteva meritarla