L'assessore Barbanente ha posto una giusta domanda: siamo tutti d'accordo sulla difesa del territorio? Non c'è dubbio. Lo siamo, credo di poter dire. Siamo tutti d'accordo e riteniamo che il piano paesaggistico sia più che utile, assieme ad altri strumenti di pianificazione che vigono in Puglia, tipo il Piano di Assetto Idrogeologico. Questo Strumento il PAI appunto è ciò che tutela il territorio da dissesti, frane e alluvioni sempre più frequenti. È in buona misura lo strumento che frusta le previsioni urbanistiche comunali pericolose, impedendo che si possa costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, e delle formazioni geologiche della Puglia carsica, e che non ha bisogno di attendere il Piano paesaggistico per esplicare con rigore le sue funzioni. Il dibattito in corso non mette in discussione l'utilità e l'alto potenziale di sviluppo del Piano Paesaggistico adottato e nello stesso tempo non disconosce l'utilità della tutela del territorio; in Puglia non siamo all'anno zero, grazie al Piano di Assetto Idrogeologico e al Piano Urbanistico Territoriale Tematico (sia pur con tutti i suoi limiti). Non coglie pertanto nel segno, dunque, qualsiasi richiamo al problema del dissesto idrogeologico per contenere le molteplici richieste di modifiche del Piano Paesaggistico, avanzate dalla maggior parte dei comuni, nella parte in cui condiziona l'attività edificatoria consentita con i PUG e i PRG adeguati alla legge regionale 56 del 1980. Aver sostenuto come io e tanti colleghi abbiamo fatto la necessità di temperare la nuova tutela paesaggistica con gli interessi legittimi consolidati con i piani locali in vigore, non significa dare spazio a scempio di territorio, come se nel frattempo non ci fossero altri strumenti come il PAI che adempiono abbondantemente a funzione di tutela del territorio, molto spesso a 'dispetto' dalle previsioni degli strumenti urbanistici comunali. Sostenere la teoria in base alla quale ogni richiesta di modifica del Piano paesaggistico apra allo 'scempio' del territorio, in particolare per quanto attiene alle frane e alluvioni, porterebbe a legittimare un contro giudizio speculare per ingiustizia. Chiunque, cioè, si potrebbe sentire autorizzato ad affermare che il rigore del Piano paesaggistico chiude gli occhi sulla crisi economica e sulle sue conseguenze, tipo quelle che hanno portato tante persone a scegliere il suicidio pur di non subire la grave onta dell'estromissione dal mondo del lavoro. Che non sia così è evidente e che un tale giudizio somigli ad una macabra speculazione è del tutto chiaro, alla condizione tuttavia che il commento politico non oltrepassi la linea della realtà per nessuno dei protagonisti, come mi sembra di aver scorto quando ho letto che il Piano paesaggistico sarebbe lo strumento in grado di difenderci dalla frane e dagli alluvioni. Per quella funzione c'è già il PAI come ho detto che attende solo di vedere finanziate tutte le opere in grado di ridurre la condizione generalizzata di pericolosità del territorio pugliese, che diversamente resterà tale e quale, nonostante l'approvazione di qualsiasi strumento di pianificazione. già assessore regionale
PUGLIA - NUOVO PIANO PAESISTICO PERCHÉ SERVE L'ASCOLTO
L'assessore Barbanente ha espresso la sua opinione sul Piano Paesaggistico, sostenendo che è utile e che non mette in discussione l'utilità della tutela del territorio. Ha anche affermato che il Piano Paesaggistico non è l'unico strumento per tutelare il territorio, ma che il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) è sufficiente per prevenire frane e alluvioni. Ha criticato le richieste di modifica del Piano Paesaggistico che potrebbero portare allo "scempio" del territorio. L'assessore ha anche sottolineato che il Piano Paesaggistico non è un'opzione per affrontare le crisi economiche, ma che è un strumento per tutelare il territorio.
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