Quando il 31 luglio scorso i funzionari della sovrintendenza, su invito dei vigili urbani, hanno fatto ingresso a Villa Curia sono rimasti senza parole. La prima casa dei gesuiti a Catania, uno dei rari esempi di architettura secentesca sopravvissuti al terribile terremoto del 1693, e per questo riconosciuto come bene monumentale e sottoposto a vincolo, versa in uno stato di assoluto degrado. Il prezioso palmeto dei gesuiti reso irriconoscibile dalla sterpaglia che lo soffoca, scempiato da un semiprefabbricato. Le scale compromesse dalla vegetazione, la struttura muraria fessurata, e poi... ovunque escrementi di animali e un tanfo insopportabile. Impossibile entrare al piano terra, sbarrato, mentre quello superiore, usato come ricovero per gatti, è deturpato. Le carte da parato strappate e rovinate dalle muffe, uno dei soffitti in legno dipinto di bianco, gli infissi rotti e aperti alle intemperie, l'impianto elettrico divelto e inutilizzabile e dappertutto umidità, un'umidità che ha danneggiato pesantemente l'affresco del salone principale, opera di Alfonso Orabona - importante pittore napoletano che a lavorato a Catania tra il 1870 e il 1874 - e, sembra, anche l'affresco di un'altra stanza dove i funzionari della sovrintendenza non sono potuti entrare. Devastazione ovunque, le sale vuote e depredate dagli vasellami e dagli arredi, compresi tavoli e consoles del Settecento. «Eppure - sottolinea la direttrice della sezione architettonica arch. Donatella Aprile - nessuno ha segnalato furti ed effrazioni alla sovrintendenza che di tanto scempio, in attesa di potere avere accesso a tutta la villa, ha redatto una dettagliata relazione che è già stata inviata al Comune perché provveda con tempestività». La Villa, infatti, è di proprietà del Comune che, nel settembre del 2004, l'ha acquistata da Maria Grazia Florio Curia con atto notarile nel quale è specificato che si tratta di un bene dichiarato di interesse storico-artistico e per questo, nel 1996, vincolato in quanto prima casa di villeggiatura dei gesuiti a Catania, edificata nel 1635 fuori le mura, nelle cosiddette «vigne del Sardo», all'interno di una dagala, cioè in un terreno rimasto intercluso tra due bracci di colata lavica. Una casa che ingloba una tricora di epoca romano imperiale e costruita a ridosso dei resti dell'acquedotto romano proveniente da Santa Maria di Licodia. Un bene sottoposto a vincolo architettonico e paesaggistico e al rispetto delle disposizioni del Codice dei Beni culturali e, dunque, all'obbligo di mantenerlo, di non farlo degradare, di non disperderne gli oggetti, e di sottoporne la destinazione d'uso al parere obbligatorio e vincolante della sovrintendenza. Nulla di tutto questo è stato fatto. Al contrario, da molti anni questo bene è stato saccheggiato e distrutto. Da anni in questa villa carica di storia hanno sede due associazioni animaliste, Anta e Aristogatti, che hanno usato le stanze dei gesuiti come ricovero per animali. Vigili urbani e sovrintendenza non sanno ancora da quando sono qui e chi abbia concesso loro l'uso di Villa Curia. Ma una cosa è evidente: se ne devono andare e subito. La direttrice della sezione architettonica della sovrintendenza, Donatella Aprile, ha già intimato al Comune di presentare un progetto finalizzato al ripristino dello stato originario del bene, ha chiesto di potere accedere alle parti finora precluse e l'immediata bonifica del luogo, con lo spostamento altrove dei gatti e la pulizia del giardino. E conta su una risposta rapida e soddisfacente, viceversa sarà costretta ad intervenire in danno, cioè a fare i lavori al posto del Comune che poi dovrà pagarne i costi. Gli animali e i volontari che se ne occupano hanno diritto ad avere una casa, ma non questa, non a danno dei beni storici e architettonici della città. E qualcuno dovrà rispondere alla città, e forse anche alla magistratura, di questa decisione scellerata. 17092013
SICILIA - VILLA CURIA. Depredata e lasciata all'azione dei gatti. Diffida della sovrintendenza al Comune
Il 31 luglio scorso i funzionari della sovrintendenza hanno visitato Villa Curia, una casa dei gesuiti a Catania, per verificare lo stato di degrado in cui versa. La villa, costruita nel 1635, è stata acquistata dal Comune nel 2004 e riconosciuta come bene monumentale e sottoposto a vincolo. Tuttavia, la villa è stata utilizzata come ricovero per animali e gatti, e il suo stato di degrado è stato descritto come "scempio". Le scale sono compromesse, la struttura muraria è fessurata, e ci sono escrementi di animali e un tanfo insopportabile.
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