Sos paesaggio, tutti i paletti del piano ADDIO al mattone selvaggio. Adottato formalmente lo scorso 2 agosto il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale è il risultato di circa sei anni di lavoro, utile a mettere sotto tutela le coste, i laghi, i corsi d'acqua, i boschi e le zone di interesse archeologico insieme con lame, gravine, grotte, doline, zone umide, pascoli, paesaggi rurali, strade panoramiche e a valenza paesaggistica. È LO strumento immaginato dal Codice per i beni culturali per tutelare, valorizzare e riqualificare il paesaggio. Adottato formalmente lo scorso 2 agosto il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale è il risultato di circa sei anni di lavoro, dietro le quinte la promozione e la cura dell'assessorato all'Urbanistica, coordinato da Angela Barbanente, e con la direzione scientifica dell'urbanista Alberto Magnaghi, docente all'Università di Firenze. Piuttosto complesso il suo iter già domani prenderanno avvio le audizioni nella commissione consiliare regionale competente che, entro il6 novembre, dovrà formalizzare il suo parere sul Piano. Entro quella stessa il termine per la presentazione delle osservazioni da parte di enti locali, cittadini e realtà associative (info sul portale http:paesaggio.regione.puglia.it). Nel frattempo, e nonostante in passato vi siano già state tredici conferenze d'area, la portata del Piano è tale da suscitare un dibattito destinato a durare. Perché il Piano tutela i beni paesaggistici indicati nel Codice le coste, i laghi, i corsi d'acqua, i boschi e le zone di interesse archeologico - oltre a contesti che caratterizzano in modo specifico il paesaggio regionale, come lame, gravine, grotte, doline, zone umide, pascoli, paesaggi rurali, strade panoramiche e a valenza paesaggistica. E l'elenco potrebbe continuare. Per questi beni il Piano definisce, spiega l'assessore Angela Barbanente, «obiettivi di qualità, indirizzi, direttivee misure di salvaguardia e utilizzazione». Qualsiasi intervento, insomma, che interessi questi elementi del paesaggio pugliese dovrà seguire le regole del piano. In Valle d'Itria, per esempio, si potrà dire addio al mattone selvaggio, visto che non solo i trulli, già patrimonio Unesco ad Alberobello, ma anche i muretti a secco, le cisterne e gli alberi monumentali sono fatti oggetto di tutela nel Piano. «Stiamo parlando di elementi di grande valore identitario del paesaggio regionale per i quali - chiarisce l'assessore - il Piano favorisce peraltro l'uso di tecniche e metodi della bioarchitettura per migliorare l'efficienza energetica e risparmiare la preziosa risorsa dell'acqua». Anche le città, poi, rientreranno nelle maglie di tutela regionale attraverso obiettivi di qualità, indirizzi e direttive che dovranno essere approfonditi e specificati nell'adeguamento al quale saranno tenuti i Comuni. Fatto sta che i paletti introdotti dal Piano hanno suscitato malumori nell'Ance, per esempio, come conferma il presidente regionale Nicola Delle Donne. «Le nostre preoccupazioni derivano dal rischio che l'approvazione del Piano, così come inizialmente concepito, potrebbe bloccare una serie di investimenti in attività edilizie già intrapresi o creare in futuro problematiche di rilievo per effetto di uno strumento urbanistico configgente con quellia livello comunale. Ma siamo fiduciosi nel dialogo, visto che la Regione ci ha confermato la sua disponibilità ad accogliere le istanze della nostra categoria affinché il Piano divenga un'opportunità di sviluppoe non un freno alle imprese». A sentire l'assessore, d'altra parte, nel Piano non ci sono solo vincoli ma anche progetti: «Penso al recupero dei paesaggi costieri, alla mobilità dolce e al ridisegno delle periferie urbane in modo integrato con le aree rurali». Un plauso, invece, da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia: «Ad oggi, alla luce delle polemiche contro l'adozione del Piano, sembra essere ancora in erba la cultura del paesaggio. Purtroppo ci si dimentica dell'importanza della tutela necessaria per assicurare uno sviluppo diverso, più sostenibile e rispettoso delle risorse ambientali e culturali. Bisogna porre fine al consumo di suolo incondizionato. Quello del Piano paesaggistico è un primato tutto pugliese e va difeso per sostenere la causa ambientale»