È FAVOREVOLE, ma non senza alcuni distinguo, il parere del mondo delle professioni sul Piano paesaggistico territoriale della Regione. «Non possiamo che essere dalla parte del territorio e del paesaggio » premette Vincenzo Sinisi, presidente dell'ordine degli Architetti di Bari: «Proprio nel 2008 la Regione, su proposta degli architetti, deliberò una legge sulla qualità dell'architettura e del territorio: fummo i primi in Italia. Oggi come allora, dunque, riteniamo non ci possa essere qualità del costruito senza una qualità del territorio. Siamo però anche dalla parte della società: il fatto che le norme di salvaguardia abbiano incidenza sui procedimenti in itinere, alcuni definiti, non può che creare un conflitto che deve trovare una sintesi all'interno del Piano». Problematicità che, secondo Sinisi, «potranno essere sciolte solo all'interno di un tavolo di interlocuzione con la Regione». Non dissimile il punto di vista di Domenico Perrini, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Bari: «Uno strumento di controllo e di sviluppo del territorio non può che vederci favorevoli. Il problema è che bisogna coniugare la tutela con lo sviluppo e, in questo senso nutriamo preoccupazione anche alla luce della crisi. Siamo preoccupati per le misure di salvaguardia, visto che il Piano potrebbe rendere inefficaci alcuni interventi sul territorio le cui procedure autorizzative sono già in essere». Non solo. Perrini annuncia anche la costituzione di un gruppo di lavoro per «raccogliere ed elaborare quelle osservazioni perché il Piano sia il più possibile aderente alle realtà territoriali». Mentre per Dino Borri, urbanista e presidente regionale del Fai, si parla di «un piano che sostituisce al pragmatismo un po' burocratico del passato una ricognizione più creativa del paesaggio regionale e con forti venature idealistiche. I quadri paesaggisticoterritoriali proposti hanno una forte base di intenzionalità nella visione chi li ha costruiti: una circostanza che se da una lato genera innovazione, dall'altro rischia di scontrarsi con le situazioni di fatto di una regione ampia, diversificata e complessa. Ma se il conflitto si deve ridurre alle salvaguardie, sono dalla parte di chi sostiene che i regimi di tutela vadano mantenuti. Gli scheletri nell'armadio dell'urbanistica pugliese sono un'infinità: penso ai piani particolareggiati degli anni '80, molti tuttora da attuare, che se liberati produrrebbero uno scenario inquietante e anacronistico».