Nell'estate del 2012 la Guardia di Finanza colpiva un fiorente traffico di oggetti archeologici che traeva origine da scavi clandestini in provincia di Roma, sui Colli Albani, individuando un interessante santuario. Si operò un grosso sequestro. La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, grazie a finanziamenti del Comune di Lanuvio, avviò la prima campagna di scavi nell'area sacra di Pantanacci, con la direzione scientifica di Fausto Zevi, professore emerito all'Università La Sapienza, Accademico dei Lincei, e di Luca Attenni, direttore del Museo Civico Lanuvino. I risultati sono stati di notevole interesse; i lavori continuano ma i primi risultati sono stati prontamente messi a disposizione. Sono state date notizie preliminari in diverse sedi. Il Museo Civico Lanuvino ha già allestito una sala espositiva con una parte del materiale, nel centro storico della città. Nella sede del museo non c'era spazio per l'enorme quantità di materiale dalla stipe: si è scelto di allestire e aprire al pubblico immediatamente una sala decentrata. Si tratta di un santuario rupestre, una serie di grotte naturali entro cui scorre acqua sorgiva, nel verde dei boschi. Lì si compivano una serie di riti legati alla richiesta di guarigioni eo al ringraziamento. Gli oggetti recuperati sono migliaia e migliaia, si datano tra IV e III secolo a. C. Si tratta di vasellame e terracotte, ex voto anatomici, parti del corpo e figure intere: oggetti poco costosi, quindi testimonianza di un culto molto diffuso. Le terracotte venivano riempite d'argilla e sistemate in nicchie. La ceramica era deposta in prossimità dell'acqua, come testimoniano le concrezioni. Ma vi sono anche offerte di cibi (o resti di pasti rituali), resti di offerte bruciate. I punti di deposizione primaria sono in corrispondenza di lastre di pietra che, assieme ad una passerella di legno, dovevano costituire un percorso. Il centro della grotta non presenta concentrazioni di deposizioni votive e il fondo roccioso è coperto da argilla finissima: si può quindi ipotizzare che fosse coperto d'acqua. Il 18 settembre, alle ore 17,30 a Centuripe nell'ambito dei festeggiamenti per il ricordo del gemellaggio tra Centuripe e Lanuvio, Luca Attenni, direttore del Museo Civico Lanuvino terrà una conferenza su «Cure e culti a Pantanacci». E' la prima presentazione in Sicilia dell'importante scoperta. Il gemellaggio tra i due comuni è stato istituito a ricordo del rapporto diplomatico che legava le due città nell'antichità. Cicerone nell'«Actio Secunda in Verrem» ribadisce che Segestani e Centuripini erano parenti del popolo romano. Per Segesta la connessione con la saga di Enea era evidente. Per Centuripe solo dalla seconda metà del XX secolo l'epigrafia ha consentito di chiarire: tra II e I secolo a. C. una missione centuripina va a Roma e a Lanuvio per confermare il rapporto di «syngeneia» tra Centuripe e Lanuvio. Quello della «syngeneia», parentela tra città, è un tema ricorrente nella diplomazia ellenistica, basato su contatti nel mondo del mito. Anche se nel testo superstite non è mai detto in questi termini, in una versione del mito dev'esserci Lanoios che, al seguito di Enea, parte da Centuripe, va nel Lazio, e là fonda Lanuvio. Il rapporto tra Centuripe e Lanuvio è un ponte tra la Sicilia e città del Lazio. Non sappiamo quando nasce. Sono stati notati i rapporti con la Sicilia delle terracotte del santuario demetriaco di Valle Ariccia, soprattutto con Centuripe e Morgantina. E del resto lo stesso ambiente del santuario di Valle Ariccia ricorda quello del lago di Pergusa. Questo vale per le terracotte di buon livello artistico; perché sono presenti terracotte correnti, ex voto anatomici come quelli del santuario di Pantanacci. E' stato notato come nel III secolo a. C. nel Lazio si passa da colture ceralicole locali (farro, spelta ecc.) al frumento (cereale "siciliano"); sempre nel III secolo a. C. si trapiantano ceppi di vite siciliani. Una scoperta recentissima, in ambiente etrusco, un'ara da Scoppieto, ripropone il problema dei rapporti della zona dell'alto Tevere con Centuripe e città della Sicilia. 16092013