Tombe monumentali, necropoli castellucciana, acquedotti, case greche e chiese medievali in contrada Cugni Dopo le intuizioni di Paolo Orsi ed Efisio Picone, l'archeologo Santino Cugno ha pubblicato i primi studi sulla vasta area a nord-est della cittadina iblea che custodisce resti dall'età del bronzo sino al periodo bizantino Era il 1972 quando Efisio Picone svelò la presenza una tomba nei pressi di Cugno Case Vecchie, contrada a due km da Canicattini nel cuore del vasto territorio che capo a Noto. L'archeologo, però, non sapeva che oltre a questa testimonianza fondamentale per la ricostruzione della storia più antica del territorio vi fossero altre tre tombe monumentali. E molto altro ancora oltre alla necropoli dell'età del bronzo antico di facies castellucciana: scoperta tanto eccezionale quanto dimenticata. A dedicare passione e studio a queste testimonianze è oggi l'archeologo Santino Cugno che ha già pubblicato alcune monografie sulla scia di Paolo Orsi, Picone e, ancora, degli eruditi canicattinesi canonico Sebastiano Ajello e Salvatore Carpinteri. «Si tratta di quattro tombe - dice il giovane archeologo -: tre sono a lesene e una con pilastrini che rappresenta il tipo più raro di tali sepolture. E ancora, un centinaio di tombe del bronzo medio datate alla civiltà di Pantalica; necropoli a fossa romane e bizantine, acquedotti antichi, abitati rupestri medievali. Ci sono anche tracce delle capanne protostoriche e resti di chiese medievali». Un tesoro probabilmente già noto dall'archeologo Paolo Orsi che eseguì alcuni scavi nei pressi di contrada Cugno Martino e che oggi occorre studiare e salvaguardare, oltre che valorizzare attraverso la pulizia dell'area e l'accesso alla fruizione del sito con la creazione di percorsi e di pannelli didattici. Un impegno che deve coinvolgere i due Comuni di Canicattini e Noto, oltre che la Soprintendenza e le associazioni private interessate per riconsegnare al territorio una testimonianza unica del passato più antico di questo comprensorio. Scriveva nel 1958 Bernabò Brea che esistono aree ampie, di grande estensione senza che mai alcuno vi avesse segnalato rinvenimento. Territori mai esplorati scientificamente ma dove, appena un archeologo si accinge a questo compito. si rivela ai suoi occhi una zona all'improvviso ricchissima di resti di tutte le età. «Quanto affermava Bernabò Brea - dice Santino Cugno - calza perfettamente con il territorio di Canicattini Bagni il quale, pur estremamente significativo per la quantità della sua documentazione storica e archeologica, solo in rare occasioni è stato oggetto di indagini approfondite. In questo sconcertante panorama non sorprende che una delle zone più ricche di antichità nei pressi di Canicattini Bagni sia rimasta quasi del tutto dimenticata dagli studiosi e dai turisti e appassionati delle bellezze paesaggistiche, nonostante sia paragonabile per estensione e stratificazione culturale alla ben più nota necropoli di Pantalica». Situata a circa 3 km a nord-ovest del moderno centro abitato di Canicattini, su un altopiano a cuneo fiancheggiato da una serie di cave all'interno dell'ex feudo Alfano in territorio di Noto, questa vasta area archeologica racchiude al suo interno un'incredibile varietà di testimonianze appartenenti a siti ed epoche differenti e mai documentate in maniera seria e sistematica. «Grazie al clima favorevole e all'abbondante presenza di selvaggina, materie prime e corsi d'acqua (significativo al riguardo il toponimo Cava dell'acqua) l'uomo ha frequentato queste cave in maniera quasi ininterrotta e costante dalla Preistoria ai giorni nostri, lasciando molteplici tracce del suo passaggio», conclude Cugno. Un altro tesoro da salvare, dunque. 16092013
SICILIA - Tesori nascosti a due passi da Canicattini
Santino Cugno, un giovane archeologo, ha scoperto una vasta area a nord-est di Canicattini Bagni che custodisce resti dall'età del bronzo sino al periodo bizantino. L'area, situata su un altopiano, contiene tombe monumentali, necropoli castellucciana, acquedotti antichi, case greche e chiese medievali. Cugno ha già pubblicato alcuni studi sulla zona e sta lavorando per studiare e salvaguardare il sito. L'area è stata dimenticata dagli studiosi e dai turisti, nonostante sia paragonabile per estensione e stratificazione culturale alla necropoli di Pantalica.
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