Livorno. Il carcere dei Domenicani, già antico complesso conventuale nel quartiere della Venezia, fu sgomberato e abbandonato in occasione del terremoto, che colpì la città nella Pasqua del 1984, per la più moderna, allora, struttura delle Sughere. Fu l'occasione, si disse, per poter dar corso al trasloco poichè già il nuovo edificio carcerario era pronto, ma non disponibile per ragioni varie. Nei mesi e anni successivi l'antico convento fu indicato come sede adatta allora, ma con qualche dubbio in seguito, per trasferirvi l'Archivio di Stato, posto al primo piano del Palazzo del Governo, in via Fiume, dove è attualmente,e con dependance in zona Dogana d'Acqua, dove invece erano stati immagazzinati voluminosi documenti storici. Locali presi in affitto e quindi costosissimi. Da qui la decisione di trasferire e immagazzinare i preziosi carteggi a Perugia, solo per il tempo necessario a ultimare i lavori al complesso dei Domenicani (nella foto l'edificio bianco). Sono stati spesi sei milioni di euro per ristrutturare al meglio il convento-carcere, opera rimasta tuttavia incompiuta, anche per ragione tecniche e non se ne è fatto di nulla: questa in sintesi la storia dell' ex-carcere - Archivio in pectore, ancora inattesa di trasloco. Sono trascorsi tanti anni da allora e malgrado viaggi a Roma e lettere del direttore Massimo Sanacore e del suo collaboratore Riccardo Ciorli, non si è mosso alcunché. Nei giorni scorsi l'onorevole Maria Grazia Rocchi, deputata Pd di casa nostra, dopo una visita al complesso ha preso carta e penna ed ha scritto al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo un'interrogazione urgente in settima commissione, di cui fa parte, su quello che è ormai da considerarsi il caso dell'Archivio di Stato di Livorno portando la questione al Parlamento. Ed ha chiesto essenzialmente, visti gli annosi ritardi, se non sia opportuno ipotizzare concretamente l'individuazione di una nuova e idonea sede. E' infatti da tener presente che vi sono sul territorio edifici più o meno utilizzati, più o meno abbandonati (se ne potrebbe stilare un elenco abbastanza nutrito), seppure da ristrutturare, che potrebbero essere idonei per dare una decente sede all'Archivio di Stato livornese in perenne difficoltà. Occorre tuttavia che vi sia la buona volontà di fare e di porre finalmente rimedio con convinzione a una brutta pagina della cultura livornese. "Ad oggi e dopo tormentate vicende si legge in una nota del Pd, che accompagna il testo dell'interrogazione - l'Archivio di Stato di Livorno non ha una propria sede ma risiede nel Palazzo del Governo, con notevoli limiti di accesso, insufficienza di spazi ed impossibilità di ricevere nuovi materiali. In attesa di una nuova sede parte dei fondi arichivistici risultano sparsi fuori sede". Maria Grazia Rocchi, che è membro della commissione cultura, scienza e istruzione alla Camera dei Deputati, pertanto ha chiesto al Ministro "se il progetto di completamento dei lavori strutturali del nuovo Archivio di Stato sia ancora attuabile e se, in caso contrario, siano state valutate ipotesi alternative che consentano alla città di riappropriarsi dell'enorme materiale che racconta la propria storia e cultura". Nell'interrogazione l'onorevole, che prima di essere parlamentare è stata dirigente scolastica di licei a Livorno e Cecina, traccia la storia del complesso. La nuova sede dell'Archivio di Stato di Livorno fu, a suo tempo, individuata nell'ex convento, poi carcere, dei Domenicani, un grande edificio sorto a primi del '700 accanto alla chiesa di Santa Caterina, nel cuore dello storico quartiere livornese della Venezia.La tormentata vicenda dell'edificio comincia nel 1984 con la chiusura del carcere dei Domenicani: il vasto edificio, esteso su ben 3800 metri quadrati complessivi, venne individuato come nuova sede per l'Archivio di Stato.Adibito inizialmente a convento, fu trasformato in carcere durante l'epoca napoleonica passando in capo al Comune di Livorno. Una parte dell'edificio tornò quindi ai padri Domenicani venendo in seguito assorbita nel Demanio statale: ad oggi l'immobile appartiene per il settanta per cento al Comune di Livorno e per il resto al Ministero dei Beni Culturali.L'immobile fu consegnato all'Amministrazione Archivistica già nel 1987 (un quarto di secolo fa) con atti formali l'ultimo dei quali risale al 2002. "Tralasciando il fatto che l'immobile, pur prestigioso, non fosse la soluzione più idonea ad ospitare un archivio per la presenza di celle sulle quali pesano vincoli storici posti dalla Soprintendenza di Pisa, ipotesi alternative non furono trovate ed, in forza di necessità, fu deciso ed approvato il progetto di restauro e di recupero che, nel 20052006 vide l'appalto del primo lotto di lavori destinati al consolidamento strutturale dell'edificio"."Da allora scrive Maria Grazia Rocchi - la ristrutturazione è andata avanti fra lungaggini burocratiche e difficoltà nei finanziamenti ministeriali: si trattava di rinforzare la struttura interna con pilastri e solai in calcestruzzo armato tali da sostenere l'enorme peso degli svariati chilometri di scaffalature ricolme di faldoni contenenti i documenti storici di Livorno dalla fine del '500 fino alla seconda metà del '900: un patrimonio culturale di indubbio valore da salvaguardare e nel contempo da rendere consultabile". E ancora: "Ad oggi, nonostante ripetuti annunci di prossima apertura, l'ultimo risale al 2007, la situazione del progetto del nuovo Archivio di Stato di Livorno presenta un bilancio desolante", che Maria Grazia Rocchi elenca puntualmente: risultano spesi direttamente dall'Amministrazione circa 6 milioni di euro, a cui si devono aggiungere quanto a suo tempo speso dalla Soprintendenza di Pisa, che negli anni Novanta curò il rifacimento del tetto, la gabbia di Faraday e la sistemazione degli appartamento all'ultimo piano; un prestigioso edificio storico sul quale sono stati apportati "discutibili" interventi di restauro ed attualmente, come ho personalmente constatato, in totale stato di abbandono; condizioni logistiche, gestionali, economiche e di fruibilità dell'immenso patrimonio dell'Archivio di Stato di Livorno gravemente compromesse. Pertanto l'Archivio di Stato di Livorno non ha una propria sede istituzionale ma risiede nel Palazzo del Governo, con notevoli limiti di accesso, insufficienza di spazi ed impossibilità di ricevere nuovi materiali. La vecchia sede aggiuntiva è stata chiusa nel 2004 per cui circa metà dei fondi archivistici fu stoccato in magazzini a Perugia (circa 2.250 ml), presso la Ditta Plurima (che vinse a suo tempo la gara di trasferimento e custodia). Doveva essere una sistemazione provvisoria, in vista dei lavori per l'apertura della nuova che ancora si attende. Questa grave interruzione del progetto sta producendo ingenti oneri aggiuntivi, disagi per l'utenza, e, di fatto, impossibile fruibilità e gestione di un materiale di enorme valore storico e culturale. Va inoltre messo in evidenza che l'impossibilità di accogliere nuovo materiale, stoccato presso gli uffici competenti, rischia di provocare il suo deterioramento. Si ipotizza inoltre una situazione di nuovo stress dell'Archivio già con la prossima chiusura delle tre Sezioni distaccate di tribunale (Cecina, Piombino, Portoferraio).Altri fondi archivistici dell'Archivio di Stato di Livorno risultano sparsi fuori sede: una parte dell'ampio fondo Cantiere Navale Orlando è "provvisoriamente" presso l'Archivio di Stato di Latina (dal 2008, 1.000 ml e con suo giustificato malumore). Altro materiale è ospitato presso l'Archivio Diocesano di Livorno; altro ancora presso l'Archivio dell'Autorità Portuale; con convenzione si è lasciato l'ex archivio delle società commerciali della Cancelleria del Tribunale alla Camere di Commercio Industria e Artigianato.L'interrogazione dell'onorevole Maria Grazia Rocchi termina con tutta una serie di domande: se il progetto di completamento dei lavori strutturali del nuovo Archivio di Stato di Livorno, già destinatario di ingenti risorse, e della sua piena agibilità funzionale sia ancora concretamente attuabile e quali siano i tempi di attuazione; in caso contrario, se sono state esplorate e valutate ipotesi alternative che consentano alla città di Livorno di riappropriarsi e rendere fruibile l'enorme materiale che racconta la sua storia e connota la cultura di una città i cui caratteri di multietnicità e multiculturalità per eccellenza, dei quali, caso pressoché unico in Italia, sopravvivono documentazioni e importanti vestigia e ricchezza di chiese, cimiteri nazionali, palazzi, ville, opere di pubblica utilità indissolubilmente legate alle importanti comunità straniere che frequentarono il porto franco di Livorno fino alla seconda metà dell'Ottocento. Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Settembre 2013 16:08 )