Maledetta o meno, questa Regione e, soprattutto, la sua più grande area abitata e antropizzata, il napoletano, reclamano, come sarebbe ovvio, un'attenta gestione delle risorse territoriali, regole di crescita e di riqualificazione più condivise e più chiare, una pianificazione urbanistica attenta e, soprattutto, vigente e cogente. E invece, proprio in queste aree, a una massima crisi fa da contraltare la massima assenza di regole. Un'assenza talmente sedimentata che il tema è incredibilmente fuori dalle agende politiche. La Regione Campania, ad esempio, come se nulla fosse, ha sostanzialmente abolito l'assessorato al Governo del Territorio. Dopo il penoso biennio a gestione Taglialatela, durante il quale sono state cassate una serie di regole di tutela e norme in difesa dei paesaggi di pregio, le deleghe "urbanistica e governo del territorio" e "tutela dei beni ambientali e paesistici" sono parcheggiate, senza assessorato. All'emergenza, si risponde con una pericolosa latitanza che non ha pari nelle altre regioni d'Italia, che, al contrario, fanno della gestione del territorio, il loro riferimento in una prospettiva di sviluppo, soprattutto nei periodi di crisi. In questo disordine e in questa assenza di visioni di futuro, anche la realizzazione di un'infrastruttura come un termovalorizzatore, un sito di stoccaggio, biodigestore, diventano enormità insolubili, foriere di inevitabili attriti, dove domina l'assenza di progettualità e la possibilità di suggerire al cittadino quantomeno una speranza, se non un disegno di futuro di territorio. Anche la Provincia di Napoli, ente simbolo delle disfunzioni amministrative locali che sopravvivranno, come probabile, alla sua abolizione e a quell'ancora vaga istituzione che è la Città Metropolitana che si accinge a essere costituita, ha pensato di relegare le deleghe "trasporti, viabilità e urbanistica", tra quelle appannaggio del presidente facente funzioni, Antonio Pentangelo che, con ogni evidenza, ha altro da fare. Il Piano Territoriale di Coordinamento, ad esempio, tra le poche cose che una Provincia è abilitata a fare (già approvato, tra l'altro, dalle Province di Salerno e Caserta) è stato definitivamente messo da parte, pur oramai ultimato, non senza aver prima pagato consulenti e progettisti per centinaia di migliaia di euro. Persino il Comune di Napoli, che fino a qualche anno fa era citato a livello nazionale e internazionale come esempio virtuoso di pianificazione urbanistica e di un quasi inedito rispetto delle regole urbanistiche vigenti, negli ultimi mesi ha operato esclusivamente in variante o in difformità con il piano regolatore, con i vincoli paesaggistici e addirittura con i vincoli archeologici. La confusione e la crisi che vige sulla materia è esplicitata dal continuo e poco rassicurante cambio di assessori al ramo. Diversi piani attuativi sono stati adottati in variante, i cosiddetti "baffi" delle scogliere, realizzati per la finta Coppa America, sono ancora lì e non ci sono segni che saranno spostati come ha prescritto la Sovrintendenza. Finanche il progetto di restyling del "lungomare liberato" non è contemplato dal piano regolatore che, al contrario, prende atto del fondamentale asse viario di via Caracciolo e definisce con chiarezza il perimetro della "villa" settecentesca intesa come ambito attrezzato pubblico circoscritto. Lo stesso disastro di Bagnoli (compresa la continuamente volubile posizione della nuova ala della Città della Scienza) avrebbe tra i suoi esordi anche un incerto rispetto delle prescrizioni urbanistiche che la magistratura si sta occupando di verificare. In Campania, in sostanza, pare si sia scelta la comoda strada della sospensione delle regole urbanistiche, un vano e pericoloso liberismo che sarebbe inverosimile non solo in qualsiasi paese europeo, ma anche nelle altre regioni e città italiane dove, non a caso, l'assessorato all'urbanistica è tra i più delicati e funzionali alla macchina amministrativa. Forse questa regione non sarà una terra completamente maledetta, ma, priva di strutture politiche responsabili e di qualità che non hanno contezza di regole, visioni e programmazioni, è quantomeno una regione sfortunata, che meriterebbe un destino diverso da quello, mesto, che le sta confezionando la sua stessa classe dirigente. M