Francesca Bortolotto Fossati: «I Comitati hanno un senso, ma il primo segnale venga dalla città» «Non aspettiamoci sempre l'aiuto altrui» Una critica all'Unesco («mi chiedo cosa stia facendo in città»), una sferzata ai veneziani («Siano per primi loro a unirsi per la loro città»), un rilancio del ruolo dell'azione dei privati per la salvaguardia di Venezia («Non è che non ci sia impegno o che non si facciano interventi di restauro, è che forse ci vorrebbe più coesione»). Il messaggio di Francesca Bortolotto Possati, proprietaria dell'hotel Bauer e componente del consiglio direttivo del Comitato Save Venice per la salvaguardia di Venezia, arriva in un momento in cui - come capita di tanto in tanto - la città si accorge di non avere solo il problema delle grandi navi, del turismo di massa o del traffico acqueo, ma anche quello del mantenimento del proprio tesoro artistico e culturale, che ne costituisce il patrimonio genetico. La vicenda della vetrata del Vivarini a Ss. Giovanni e Paolo - da anni in restauro perché non ci sono soldi - del resto è emblematica, assieme alle impalcature che avvolgono il campanile di Torcello e all'immenso patrimonio artistico della città al quale servirebbe hen più che le raccolte fondi dei Comitati. E tuttavia, ogni volta che si parla di restauri, il ruolo dei Comitati (ce ne sono hen 24) torna in discussione. Hanno ancora un senso? «La verità - spiega Francesca Bortolotto Possati - è che oggi, agli occhi del mondo, i problemi di Venezia sono le grandi navi e la pressione turistica. Questi grandi temi probabilmente hanno cannibalizzato l'attenzione internazionale. Venezia scopre sempre continue emergenze, ma anche gli altri hanno le loro. Non si può sempre aspettarsi l'aiuto esterno, non è scontato. Specialmente se sono gli stessi veneziani a dare l'impressione di non mantenere e valorizzare la loro città». «I Comitati hanno un senso? Certo - aggiunge - magari sono una goccia nel mare, ma tutto quello che può essere fatto per Venezia va hen accolto. Dal restauro di un crocifisso a quello di una tela. Tuttavia credo che si debba ridefinire una scala di valori. Quanto facciamo noi per Venezia prima di chiedere aiuto agli altri? Credo sia questo il tema di base. I grandi problemi per i quali Venezia è sotto gli occhi del mondo, in questi giorni, danno l'idea di una città che non riesce a gestirsi. Magari restauriamo una tela, ma poi vediamo piazza San Marco in condizioni pietose... Per questo dico che dovremmo remare tutti dalla stessa parte: comitati, istituzioni, privati...». Resta che i Comitati sono comunque al bivio. «Ci si deve interrogare su come essere in futuro - conclude - Le condizioni sono diverse da quelle del 1966, (l'anno dell'aqua granda da cui nacque la mobilitazione internazionale, ndr). Ma non sono in grado di dire come si cambierà. L'Unesco? Ecco, credo che obiettivamente non abbia più senso. Lo dico senza spirito polemico, mai domando a cosa serva, quale sia il suo ruolo attivo oggi».
VENEZIA- Unesco. A Venezia è assente
Francesca Bortolotto Possati, proprietaria dell'hotel Bauer e componente del consiglio direttivo del Comitato Save Venice, ha espresso le sue preoccupazioni sul ruolo degli Comitati per la salvaguardia di Venezia. Secondo lei, i Comitati hanno ancora un senso, ma il loro ruolo è stato cannibalizzato dalle grandi navi e la pressione turistica. Possati sostiene che i Comitati devono ridimensionarsi e che il tema di base è quello di come i privati, le istituzioni e i Comitati possano lavorare insieme per salvaguardare la città. Ha anche criticato l'Unesco, che secondo lei non ha più senso.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo