Mercoledì sera, a Porta a Porta, Matteo Renzi è partito un'altra volta all'attacco contro il ruolo delle sovrintendenze. Solo un accenno: «Due giorni fa il Corriere fiorentino ha detto il sindaco ha fatto una polemica, giusta, perché c'era una piazza che era stata autorizzata dalla Sovrintendenza piena di macchine e di degrado». Ma gli strali del sindaco dopo i casi di Piazza Pitti e Santo Spirito contro il ruolo preponderante delle istituzioni che dipendono (solo) dal ministero dei beni culturali hanno avuto eco anche ieri, in Sala d'Arme. A prendere la palla al balzo, l'assessore bolognese Nadia Monti: che è stata tranchant: «Perché sovrintendenze diverse agiscono, si pronunciano, in maniera diversa su realtà simili, come quelle dei centri storici, e su elementi delicati e di prestigio? ha domandato polemicamente Monti Danno interpretazioni diverse anche al Codice dei beni culturali». Subito gli è andata dietro la collega veneziana, Carla Rey: «Ci stanno bocciando tutti gli eventi in centro: siamo costretti a spostarli, non possiamo più ospitare neanche una fiera, stiamo spostando di tutto». E l'accusa più frequente che arriva dagli amministratori locali, anche quelli riuniti ieri a Palazzo Vecchio per chiedere (non a caso) più poteri per gestire la vita della città. Ma anche per avere regole chiare, univoche, preventivabili. E che non «ingessino» i centri storici delle città. «Occorre arrivare ad una uniformità anche in questo senso, semplificando la vita alle imprese ed ai cittadini aggiunge Monti, mentre tutti (dai colleghi di Milano, Padova fino a quello di Torino Domenico Mangone) annuivano Imprese e cittadini hanno come interlocutori noi, le amministrazioni comunali. Oggi, le norme di rango superiore non ci consentono di reagire velocemente alle nuove sfide ed esigenze». E, ascoltando i responsabili delle attività produttive, si scopre che i problemi sono davvero gli stessi, a partire dai dehors, sui quali è difficile avere uniformità di parere da parte delle sovrintendenze: «Il decreto Ornaghi, per esempio insiste Monti indicava la possibilità di individuare zone "critiche" dei centri storici da parte delle sovrintendenze, dove poter avere maggiore capacità di intervento da parte degli enti locali, di concerto con le sovrintendenze stesse. Da noi questo non è successo: ma anche se le indicassero, in base a quali criteri si potrebbero dare?». «Dobbiamo conclude l'assessore fiorentina Sara Biagiotti far comprendere il ruolo importante che hanno le sovrintendenze nella valutazione delle offerte di cosa fare in città. Dipende da loro la tutela ma anche la vita dei nostri centri storici, la vivibilità». Un loro sì o un loro no, insomma, decide dell'innovazione, della trasformazione in negativo o in positivo dei nostri centri storici. Non dalle scelte della politica.