Scavi di Pompei blindati: scatta l'ora del blitz della Dia. Ieri gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, unitamente a carabinieri, guardia di finanza e polizia, hanno preso parte all'accesso ispettivo nei cantieri di restauro. In particolare sono state attenzionate le domus delle Pareti Rosse (lavori finanziati con 322mila euro), di Sirico (un milione e 760mila euro) e del Marinaio (un milione e mezzo di euro). Venti gli operai controllati, due le società passate ai raggi X. «Legalità e trasparenza sono due cardini della rinascita del sito», ha commentato su Twitter il ministro peri beni culturali Massimo Bray. Quello di ieri è il blitz numero tre in cinque mesi, dopo quelli del 16 aprile e del 5 luglio. La camorra, però, non la si combatte solo con i controlli sul campo, ma anche «armati» di iPad e iPhone. Il pool antimafia della prefettura di Napoli, infatti, «protegge» il Grande Progetto Pompei, finanziato dall'Europa con 105 milioni di euro, anche attraverso il web. Riscontri bancari telematici e screening informatici hanno permesso alla squadra del prefetto Fernando Guida di individuare una ditta in odore di camorra e di escluderla dalle gare d'appalto indette dalla soprintendenza peril restauro delle case delle Pareti Rosse e del Marinaio. La ditta allontanata, ritenuta dalla Prefettura vicina ai clan, opera nel campo dei restauri ed ha la sede amministrativa nell'hinterland vesuviano. La sua esclusione, avvenuta prima dell'apertura delle buste delle offerte, non ha precluso il buon andamento delle gare il cui importo complessivo sfiora il milione e 200mila euro. «Il gruppo Interforze, che agisce in virtù di un decreto emesso dal prefetto di Napoli Francesco Musolino, - spiegano dalla Dia- effettua controlli straordinari nel sito archeologico pompeiani al fine di scongiurare eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata in così importanti ed appetibili lavori». La vigilanza si è svolta anche dall'alto al fine di controllare se qualche operaio abbandonasse i cantieri in tutta fretta alla vista del pool antimafia. Tutto si è svolto sotto gli occhi stupiti dei turisti che, alla vista degli uomini con la pettorina della Dia, hanno temuto che fosse in atto l'arresto di qualche camorrista, tanto da allontanarsi in tutta fretta dal luogo dei controlli. Ed è stato piuttosto difficile spiegare, soprattutto agli americani, che in Italia i controlli awengono anche per prevenire i reati. Gli uomini che hanno preso parte all'operazione hanno utilizzato un iPad o un portatile, collegati con la banca dati della Direzione Investigativa Antimafia, che contiene tutti gli esiti degli accessi nei cantieri; con lo Sdi (Sistema di indagine), gestito dal dipartimento della pubblica sicurezza e recante tutte le segnalazioni sui procedimenti penali e sulle misure di prevenzione personali e patrimoniali, sia in corso che già sfociati in provvedimenti dell'autorità giudiziaria; con la banca dati della Camera di Commercio, industria ed artigianato, per disporre delle opportune visure camerali, la cui analisi consente di storicizzare la posizione dei singoli soci e di conoscere eventuali cointeressenze degli stessi in altre società; nonché con il circuito interbancario Cbi, per analizzare tutte le movimentazioni bancarie operate sui conti correnti dedicati alle opere del Progetto Pompei. La soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei esprime piena soddisfazione per le attività di ispezione ai cantieri del Grande Progetto Pompei messe in atto dalle forze dell'ordine. «Le operazioni di controllo - si legge in una nota - sono volte a garantire la massima trasparenza nella realizzazione dei lavori di restauro e ad evitare eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata, rappresentando un utile strumento di supporto all'applicazione del protocollo di legalità siglato dalla soprintendenza con la Prefettura di Napoli». L'ispezione Qui sopra la Domus del Marinaio, a sinistra le Terme Suburbane. Perla terza volta in cinque mesi agenti Dia nei cantieri di Pompei contro il pericolo infiltrazioni di camorra negli appalti