Il caso Ceramiche, dopo il sequestro la mostra a Palazzo Reale i capolavori trafugati TUTTO è cominciato con un dipinto, che doveva essere messo all'asta a Genova ed era stato rubato vent'anni fa a Roma. Il quadro porta in una villa di Mignanego, dove un imprenditore romano custodiva un'intera collezione di ceramiche greche. Senza sapere che erano rubate. La storia finisce oggi, nelle sale scintillanti di Palazzo Reale. Con la mostra "Davanti allo specchio lucente. Ceramiche greche nella Galleria degli Specchi": proprio i reperti archeologici preziosi vasi decorati che vanno dal VIII secolo a. C. al III secolo a. C. sequestrati dal nucleo di Tutela Patrimonio Artistico Liguria dei Carabinieri, diretto dal capitano Salvatore Lutzu. Che rivela: "La nostra arma segreta è un gigantesco database, dove sono registrati sei milioni di oggetti artistici. Uno strumento di intelligence perfetto. Tanto che dall'anno prossimo, su richiesta dell'Interpol, fonderemo le nostre due banche dati». Il recupero di questi sessanta manufatti provenienti da scavi clandestini, custoditi dalla Soprintendenza ed esposti per la prima volta in questa mostra ideata da soprintendenti per i beni archeologici Bruno Massabò e per i beni architettonici e paesaggistici Luisa Papotti non è che uno dei risultati delle indagini del nucleo. Perché con la crisi e con l'aiuto del web, anche in Liguria aumentano furti ai danni di collezionisti privati. E dietro a questa compravendita illecita si nasconde spesso la criminalità organizzata. «Il traffico di opere d'arte, in Europa, è al terzo posto dopo quello di armi e stupefacenti spiega il capitano Salvatore Lutzu spesso l'investimento in oggetti artistici viene fatto per riciclare il denaro proveniente da attività criminose». Un fenomeno nuovo è quello dei monili artistici venduti nei Compro Oro: «In Liguria, a Ponente, abbiamo intensificato le operazioni di controllo continua Lutzu e abbiamo scoperto che erano stati compiuti dodici furti nelle chiese per poi rivendere nei Compro Oro monete antiche, o ex voto». Il nucleo di Tutela del patrimonio artistico ligure non si occupa solo di recuperare i beni artistici rubati: ma deve controllare anche i siti archeologici della regione, e si avvale infatti del supporto operativo del nucleo elicotteri di Albenga e del centro subacqueo di Voltri. Ma la nuova frontiera è il web: «Dall'anno scorso abbiamo siglato un protocollo di intesa con e-Bay spiega Lutzu per poter controllare e identificare il cosiddetto mandatario. Ovvero, colui che vende opere d'arte rubate su Internet. In questo modo, riusciamo a scoprire chi è in un giorno al massimo». L'arma "assoluta", come la chiamano in gergo, è la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti: un immenso database, in grado di mettere in relazione più oggetti con la stessa persona, e viceversa. Anche se l'opera d'arte è stata rubata dall'altra parte del mondo, e molti anni fa. «Abbiamo avuto richieste anche dall'estero, per diffondere una tipologia di banca dati simile alla nostra continua il capitano quello che invece ancora manca, e che vorremmo chiedere al legislatore, è l'istituzione della figura dell'infiltrato. Ovvero, un agente provocatore che si finga un acquirente di opere d'arte e ci conduca ai trafficanti. E poi, una legge che ci consenta di mettere in piedi dei siti Internet civetta. Che facciano da trappola».