Lo chiamano Grande Progetto Pompei e dovrebbe farci dimenticare la stagione dei crolli e della vergogna. Ci sono in ballo 105 milioni di euro di fondi europei per rimettere in sesto il sito archeologico. Bisogna controllare che l'odore dei soldi non abbia attirato le mafie. Ieri la Direzione Investigativa Antimafia e il gruppo interforze costituito dal prefetto di Napoli Francesco Musolino si sono affacciati agli Scavi di Pompei per ispezionare le ditte e il personale impegnati nel restauro di tre Domus chiuse al pubblico: la Casa delle Pareti Rosse, la Casa di Sirico e la Casa del Marinaio. È la seconda visita della Dia in pochi mesi, dopo quella del 16 aprile. Le tre opere controllate sono state appaltate per circa 3 milioni e 600mila euro in totale. I lavori sono iniziati ad agosto. Ad aprile si sono avviati i restauri delle due Domus dei Dioscuri e del Criptoportico, aggiudicati con ribassi superiori al 50 per cento della base d'asta per altri 2 milioni e mezzo di euro circa. Con le altre gare bandite e in corso, sono stati impegnati finora circa 30 milioni di euro. I ribassi dei primi appalti suscitarono le preoccupazioni del deputato Pd Luisa Bossa: "Siamo sicuri che sia garantita la qualità degli interventi"?