Da Catania a Pompei per far sbocciare nuovamente e mantenere a lungo termine quel fiore all'occhiello del patrimonio ARCHEOLOGICo italiano - visitato ogni anno da oltre 2 milioni di persone - i cui crolli, iniziati nel 2010, fecero più rumore dell'eruzione vesuviana del 79 d. C. È questo l'obiettivo del "Pompei Sustainable Preservation Project": un piano di lavori che verrà concretamente avviato a partire dall'estate del 2014 e che vede coinvolto anche l'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) di Catania, diretto dal prof. Daniele Malfitana. L'iniziativa è stata promossa e coordinata dal Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp, dall'Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera (Tum) e dall'International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom). Un'équipe tutta tedesca che rappresenta l'eccellenza e l'avanguardia nell'ambito delle nuove tecniche ingegneristiche e di restauro e che si è seriamente posta il problema di come intervenire prontamente per mettere in salvo il sito e arrestare l'attuale processo di sgretolamento che avrebbe potuto condurre a danni irreparabili. Insomma, qualcuno dirà: «Ci volevano i tedeschi per salvare Pompei! ». Per molti aspetti le cose purtroppo stanno così, ma l'intervento degli archeologici italiani del Cnr Ibam (Istituto per i Beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche) di Catania - che ha immediatamente aderito al progetto - rivestirà un ruolo fondamentale nell'ambito di un lavoro di ricerca e intervento che metta insieme tutte le risorse tecniche e scientifiche più innovative. «Il "Pompei Sustainable Preservation Project" - spiega Daniele Malfitana - rappresenterà una sorta di grande palestra, in cui poter tarare l'integrazione di varie metodologie. Come dire, tecniche italiane e tecniche tedesche. Le figure professionali del Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp sono prevalentemente ingegneri e architetti, cui si affiancheranno gli archeologici, i chimici, i fisici, i geologi del Cnr Ibam. Insieme formeremo un coordinamento finalizzato alla creazione di un linguaggio operativo unico». Sono tre, infatti, le azioni chiavi del progetto: non solo restauro, ma formazione e ricerca per lo sviluppo di metodi e tecnologie innovative per gli improcrastinabili interventi di restauro e messa in sicurezza degli edifici antichi, per prevenirne l'ulteriore decadimento e per tutelare i visitatori. «Quando prima parlavo di palestra lo facevo nel senso letterale del termine - continua Malfitana - nel progetto, infatti, verranno coinvolti, oltre ai ricercatori e ai professionisti del Cnr Ibam, anche studenti, laureandi, laureati e dottorandi. Io sto già ricevendo decine e decine di richieste di giovani disposti a prestarsi anche gratuitamente, vista l'enorme opportunità formativa che potrebbe rappresentare un lavoro ARCHEOLOGICo a Pompei. «La linea guida - aggiunge Malfitana - deve essere appunto questa: cooperazione, sinergia, crescita formativa e ricerca che possa poi essere spesa per il restauro di altri siti o di altre aree archeologiche». Insomma, Pompei ma non solo Pompei. «La ricerca umanistica - prosegue il direttore - deve e sta già svecchiando la propria immagine. Molti sono ancora convinti che un archeologo abbia a che fare solo con scavi e monete antiche. E invece molto sta cambiando. Oggi questo settore deve necessariamente rapportarsi con l'impresa e col privato, alla ricerca di fondi di investimento e di compartecipazione per gli interventi. Noi stiamo già lanciando per Pompei, e non solo, delle operazioni di fund-raising, ovvero di reperimento di privati che vogliano investire in ricerca e in progetti simili a questo, il quale momentaneamente è totalmente pubblico». Eppure i più storcono ancora il naso di fronte al coinvolgimento dei privati sui beni culturali. Basti pensare al caso Della Valle-Colosseo. «Sì, perché molti credono che sol perché Della Valle abbia promosso il restauro del Colosseo ne sia diventato il proprietario. Ma non è così, ma laddove lo Stato non arriva ben venga il privato, che punta al ritorno d'immagine. Fermo restando che la titolarità scientifica di ogni azione debba restare pubblica. Ad esempio, pochi sanno che l'Herculaneum Conservation Project è stato fondato da David W. Packard, quello delle stampanti per intenderci». Il pubblico e il privato, ai fini della tutela e conservazione dei beni culturali, devono e possono costituire un circolo virtuoso. «Il "Pompei Sustainable Preservation Project" - conclude Malfitana - è una grande, grandissima opportunità per la Sicilia e per Catania. Un possibile modello per il futuro». Alessandra Belfiore 09092013
SICILIA - Il prof. Malfitana: L'archeologia sposa tecnologia e scienza
Il "Pompei Sustainable Preservation Project" è un piano di lavori che mira a salvare e preservare il sito archeologico di Pompei, iniziato a partire dall'estate del 2014. Il progetto è stato promosso e coordinato da un'équipe tedesca, con l'aiuto dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) di Catania, diretto dal prof. Daniele Malfitana. L'obiettivo è quello di arrestare il processo di sgretolamento del sito e di prevenire danni irreparabili. Il progetto prevede l'integrazione di varie metodologie, tra cui tecniche italiane e tedesche, e coinvolgerà anche studenti, laureandi e dottorandi.
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