Si risiamo. Giovedì 12, alle 11, in Sala Giunta, si terrà una conferenza dei servizi sulla spinosa questione del «raddoppio ferroviario». O meglio sulla proposta presentata da Rete ferrovie italiane, ipotesi contro la quale la città si è espressa, per una volta, con voce unanime, segno della ferma opposizione dei catanesi e di tutte le istituzioni allo scempio che l'attuazione di questo progetto comporterebbe. Ma c'è una novità. Nel luglio scorso Rfi ha presentato una nuova proposta, che meglio sarebbe definire una variante, e uno studio comparativo dei rischi, dei costi e delle caratteristiche delle proposte progettuali in campo, ora tre: le due di Rfi e quella della sovrintendenza fatta propria dalla direzione Urbanistica del Comune e inserita nell'ipotesi di nuovo piano regolatore. Difficile sapere con certezza che cosa preveda il «nuovo» progetto di Rete ferrovie italiane. Ma una cosa è certa: nulla cambia relativamente al percorso previsto sugli Archi della Marina e il successivo interramento a partire da piazza dell'Indirizzo fino a piazza Federico di Svevia. Questo significa che nulla cambia sul fronte dei previsti scempi archeologici e architettonici. E a nulla vale - come nel tempo ha fatto Rfi - sostenere che i palazzi antichi destinati ad essere demoliti non sono sottoposti a vincolo. Si tratta sempre di palazzi del Settecento e dell'Ottocento che sorgono in centro storico. Edifici per i quali è prevista, comunque, una tutela. Per quanto riguarda poi l'aspetto ARCHEOLOGICo la stessa Rete ferrovie italiane non può che riconoscere che la propria proposta, anche con variante, presenta la «massima criticità». Né avrebbe lo stesso impatto devastante l'eventualità - denunciata da Rfi - che nel percorso proposto da Sovrintendenza e Comune lo scavo potrebbe intercettare il circo massimo di epoca romana sepolto dalla colata lavica del 1669. Dalle prime indiscrezioni si sa che il progetto bis di Rfi prevede minori demolizioni di edifici nella zona d'arrivo, ad Acquicella Porto, e una sorta di «compensazione» nella zona storica. In piazza dell'Indirizzo i resti archeologici che emergeranno dallo scavo - quelli che sopravviveranno alla distruzione - saranno valorizzati rendendoli visibili dall'alto. Inoltre un palazzo all'angolo di via Auteri, in origine destinato alla demolizione, sarà salvato, almeno in parte, e utilizzato per esporre gli altri resti archeologici che saranno trovati nello scavo. Tutto come prima sugli Archi alla Marina per i quali è in corso una procedura per l'apposizione del vincolo. Insomma, dalle prime indiscrezioni si ha l'impressione che Rete ferrovie italiane rimane ferma sulle proprie posizioni. Che il progetto di sovrintendenza e Comune sia più costoso è evidente, ma in gioco c'è la salvaguardia del centro storico e la dignità dei catanesi che hanno diritto di vedere rispettata la propria, univoca, determinazione. E, del resto, già negli anni Ottanta, quando per la prima volta le Ferrovie presentarono questo progetto, l'allora sovrintendenza di Siracusa diede parere negativo, parere ribadito nel 2003 dalla sezione archeologica della sovrintendenza diretta da Maria Grazia Branciforti. Parere che non potrà che essere ribadito anche adesso, dal momento che il tracciato proposto è sempre lo stesso. E del resto anche il Cipe prescrisse che il progetto esecutivo doveva essere concordato con il piano regolatore e con la sovrintendenza, cosa che non è stata fatta. L'ex sindaco Stancanelli si è opposto con fermezza a questo scempio, negando - nel rispetto del parere negativo della sovrintendenza - l'autorizzazione ai sondaggi geognostici. Il sindaco Bianco ha annunciato il suo «no» senza se e senza ma. Una posizione su cui la città conta per evitare questa ennesima devastazione e in rispetto dei principi della democrazia. 10092013
SICILIA - CATANIA. Un nuovo progetto Rfi ma resta l'incubo
La città di Catania si è espressa con voce unanime contro la proposta di Rete ferrovie italiane per il raddoppio ferroviario, che prevede la demolizione di edifici storici e la distruzione di resti archeologici. Tuttavia, Rfi ha presentato una nuova proposta, nota come "variante", che prevede minori demolizioni e una sorta di compensazione nella zona storica. La sovrintendenza e il Comune hanno presentato una proposta alternativa, che prevede la valorizzazione dei resti archeologici e la salvaguardia del centro storico. La città si oppone fermamente a entrambe le proposte e richiede che il progetto venga concordato con il piano regolatore e con la sovrintendenza.
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