BARI - È un po' come prendere una cartina della Puglia e segnare con i pennarelli colorati le coste, i fiumi, le grotte, i boschi, le città, persino le strade panoramiche e gli scorci più belli. Decidendo, per ciascuno, se è possibile costruire e se sì dove, cosa ed a quale distanza. E soprattutto stabilendo che da oggi (anzi, per essere precisi, dal 2 agosto, quando la giunta ha «adottato» il documento) quelle linee colorate sono invalicabili. Ecco qui il Piano paesaggistico territoriale della Puglia, ed ecco spiegati i motivi dello scontro intorno a un traguardo che finora nessuna Regione italiana ha ancora tagliato: quello di dotarsi di un sistema di tutele adeguato al nuovo Codice dell'ambiente, non senza rinunce su ciò che è possibile fare del territorio.La portata della novità non si capirebbe senza dire che rispetto al Piano paesaggistico vigente (Putt), il Pptr copre il 100 del territorio pugliese: entra, cioè, anche nelle città e nelle zone rurali. E dunque si occupa di ciò - la «città consolidata», quella costruita fino agli anni '50 - che fino a oggi è stato di quasi esclusiva competenza dei Comuni. Questo perché oltre che dei beni tutelati «classici» previsti dallo Stato (tra i quali rientrano fiumi, laghi, coste, parchi, aree archeologiche e anche i 156 immobili o aree di interesse pubblico: dalle Tremiti alla gravina di Laterza, ai Trulli alle ville storiche di Bari), il Pptr si occupa pure di 24 «ulteriori contesti»: la città consolidata, ma pure (ad esempio), grotte, doline, pascoli, strade panoramiche, oltre che le aree di rispetto dei boschi, dei parchi e di alcuni beni culturali. E questa è una novità nella novità: il vincolo «classico» protegge la chiesa rurale, quello «ulteriore» gli alza intorno un muro di altri 100 metri. I vincoli «classici» non cambiano rispetto al Putt, ma anche qui ci sono due novità. La prima: ora i vincoli sono «vestiti», nel senso che oltre a individuare il bene tutelato dicono anche con estrema precisione cosa si può fare e cosa no (e dunque non sarebbe più possibile costruire Punta Perotti, perché non ci sono più incertezze del Putt). La seconda è che le distanze di sicurezza, pur rimanendo le stesse previste dal Putt (esempio: 300 metri dalle coste, 200 dai fiumi, 150 dalle lame) sono state tutte «resettate». Anche quelle che alcuni Comuni, in sede di adeguamento dei propri piani regolatori al Putt, avevano ridotto con il consenso della Regione. Oltre che a correggere errori e imprecisioni, la fase delle osservazioni (che si chiude il 6 ottobre) servirà proprio a questo: sistemare i vincoli e ridurre le distanze di sicurezza, se ciò è possibile senza compromettere le necessità di tutelare il paesaggio. Ma nel frattempo la nuova stagione è già cominciata. Dal 2 agosto sono infatti in vigore le norme di salvaguardia previste dal Codice dell'Ambiente. Anche se il piano non è ancora approvato (serve il voto del Consiglio regionale), tutto ciò che è in contrasto con le tutele individuate dal Pptr non si può più fare. Con una eccezione: le norme di salvaguardia non riguardano gli interventi che al 2 agosto (anche se non compatibili con il Pptr) avevano ricevuto il parere paesaggistico, oltre che quelli già in corso. E naturalmente le opere di interesse pubblico, che non vengono toccate. Più che sulla parte dei vincoli (che, come detto, si può modificare), la partita si gioca su salvaguardia ed eccezioni. In questi giorni, infatti, i Comuni stanno verificando lottizzazioni e piani particolareggiati per verificare se sono o meno compatibili con il Pptr. Se non lo fossero, ovviamente, non potrebbero procedere al rilascio dei permessi di costruire. Per risolvere il problema ci sono due possibilità (o far ripresentare il progetto rendendolo conforme, oppure presentare una osservazione al Pptr per far eliminare il vincolo). Ma l'una o l'altra richiederanno tempo, da qualche mese (dice la Regione) fino a molti anni (dice l'esperienza): anche se l'osservazione viene accettata, bisognerà infatti aspettare l'approvazione definitiva del Pptr da parte del Consiglio regionale. Dal punto di vista dei Comuni, la modifica alle norme transitorie è dunque la scorciatoia rispetto alla soluzione tecnica. Ma richiederebbe il ritiro e la ri-adozione del Pptr, facendo ripartire il procedimento da zero: ecco perché lo scontro da tecnico diviene politico, ed ecco anche perché (probabilmente) la giunta Vendola ha preferito il blitz agostano piuttosto che il confronto preventivo sulle norme di salvaguardia. Ma ai Comuni non piace nemmeno l'obbligo di sottoporre d'ora in avanti le lottizzazioni ad accertamento di compatibilità paesaggistica, una incombenza cui possono sottrarsi soltanto quelli che hanno i piani regolatori «coerenti» con il Putt. Sono circa 70 su 285, tra cui l'unico capoluogo è Brindisi: segno che la tutela del paesaggio, fino ad oggi, non è stata una priorità dei Comuni pugliesi.
Puglia, piano paesistico fa discutere: a rischio i progetti in corso
Il Piano paesaggistico territoriale della Puglia (Pptr) è entrato in vigore dal 2 agosto, stabilendo vincoli per la tutela del paesaggio. Il piano copre il 100% del territorio pugliese, incluso il territorio urbano, e stabilisce nuove norme per la costruzione e l'uso del territorio. I Comuni devono verificare se le loro lottizzazioni e piani particolareggiati sono compatibili con il Pptr, altrimenti non potranno procedere al rilascio dei permessi di costruire. La Regione ha stabilito due possibilità per risolvere il problema: modificare le norme transitorie o presentare un'osservazione al Pptr per far eliminare il vincolo.
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