BARI - Hanno un piano regolatore nuovo di zecca, verificato dalla Regione con gli stessi atti tecnici che sono alla base del nuovo piano paesaggistico. Eppure, sconteranno ugualmente gli effetti («Devastanti») delle norme di salvaguardia entrate in vigore il 2 agosto. Sono casi estremi: quattro, cinque in tutto. Eppure spiegano bene perché, alla fine, prima ancora della sintesi politica il Pptr potrebbe diventare materia per i tribunali amministrativi. Un buon esempio è Monopoli. Il nuovo Pug (il piano regolatore) è stato approvato ad ottobre 2010, dopo l'emanazione della proposta di Pptr (11 gennaio 2010) che la stessa Regione considera uno spartiacque, visto che «dopo» la compatibilità degli strumenti urbanistici comunali è stata verificata con le stesse cartografie che oggi sono alla base del piano adottato. Eppure, racconta Stefano Lacatena, assessore all'Urbanistica di Monopoli, «le norme di salvaguardia ci pregiudicano creando un danno all'economia del territorio». Perché? Si spiega con un esempio. «Nel Pug abbiamo riperimetrato tutte le lame, a seguito di sopralluoghi che poi sono stati esaminati e validati dalla conferenza di pianificazione con la Regione. Ora quella riperimetrazione non è più valida, con il risultato di aver fatto ridiventare campi di patate intere zone di trasformazione su cui i cittadini hanno pagato le tasse: dopo l'approvazione del Pug, il bilancio del Comune di Monopoli si è retto sulle aree fabbricabili». Ma c'è dell'altro. «Sono stati presentati Pue (piani urbanistici esecutivi, ndr) di iniziativa privata in zone perimetrate come territori costruiti, piani che non hanno ottenuto il parere paesaggistico e quindi sono soggetti alle norme di salvaguardia. Rischiamo che si blocchi, ad esempio, la riqualificazione dell'ex cementeria». Lacatena e il sindaco Romani hanno incontrato l'assessore Angela Barbanente, cui hanno chiesto «una specifica modifica alle norme di salvaguardia». Il Comune presenterà una maxi-osservazione contenente tutte le riperimetrazioni contenute nel Pug di Monopoli, «ma non possiamo escludere il ricorso al Tar, che purtroppo mi sembra l'unica strada». Quella di Lacatena è una critica di metodo: «Il piano paesaggistico è molto bello, la normativa è chiara e mi piace molto l'idea delle linee guida. Ma una pianificazione di così grande dettaglio è un errore: non si può entrare nel merito di situazioni che noi, sul posto, abbiamo impiegato due anni a definire». Nella stessa situazione di Monopoli dovrebbero trovarsi Porto Cesareo e Turi. Problemi simili potrebbero esserci (sulla perimetrazione dei territori costruiti) a Brindisi e a Molfetta.