BARI - Si apre un fronte bipartisan in consiglio regionale sul Piano paesaggistico regionale, che da mercoledì 4 settembre approderà in commissione Ambiente. Anche il Pd, infatti, si associa alle obiezioni sollevate dall'opposizione (centrodestra e Udc) sia sul merito del provvedimento che sulla tempistica seguita dal governo Vendola. Adottato in giunta a fine luglio e pubblicato sul Burp il 6 agosto, concede solo un mese di tempo ai Comuni per le deduzioni, di fatto rischiando di troncare a metà i confronti avviati dall'assessore al Territorio Angela Barbanente e, ora, calendarizzati in «zona cesarini» dal presidente dell'assise Onofrio Introna sino al 17 settembre. Nel mezzo, la convocazione per il 9 settembre a Bari indetta dall'Anci con tutti i sindaci, l'assessore al ramo e il presidente della commissione Donato Pentassuglia. Segni di un'inequivocabile chiamata al confronto, prima che i termini (la clausola di salvaguardia prevista dalle norme) scadano. Ma è anche sul merito che, inusualmente, si ritrovano sullo stesso fronte consiglieri di maggioranza e opposizione. Come già denunciato da Caroppo (Ppdt), anche Fabiano Amati vede incongruenze in un Piano che prevede aree a pascolo in zone urbanizzate e dove vigono già gli strumenti urbanistici, o boschi e giardini privati anche di piccole dimensioni. E ancora: come metterla con i super-vincoli previsti nelle «zone filtro», già assoggettate al Piano coste o al Piano di tutela della acque? Soprattutto, chiede l'ex titolare delle Opere pubbliche, come assoggettare al nuovo Piano paesaggistico i piani urbanistici generali (Pug) dei Comuni già sottoposti alla Valutazione ambientale strategica (Vas) e in linea con il vecchio Piano urbanistico territoriale tematico (Putt)? Non è solo una guerra di acronimi - spiega - visto che tutte le opera non ancora cantierate ma già programmate rischiano di saltare per aria. La questione non è solo tecnica, ma anche politica. Se, infatti, il centrodestra è compatto nel chiedere la revoca del Piano, dal capogruppo Pd Pino Romano arriva un messaggio chiaro: vanno coinvolti di più i sindaci e i rispettivi uffici tecnici, perché sono 8 anni che il governo Vendola è in piedi e molte amministrazioni locali hanno una maturità consolidata su questi temi. Snobbarne le indicazioni significherebbe, secondo Romano, far saltare quella «campagna di ascolto» che proprio il Pd, per nome di tutto il centrosinistra, ha avviato da tempo in Consiglio, coinvolgendo 6.328 soggetti in rappresentanza di 128 associazioni di categoria e 87 amministrazioni locali. L'impres - sione, invece, è che il Pptr - così come i regolamenti della Vas e il Piano dei rifiuti, in procinto di essere affrontati dal Consiglio - abbiano «l'effetto di inibire piuttosto che riconoscere l'autono - mia degli enti locali che devono poi applicare le norme nei territori che amministrano». Sui tempi ristretti - in virtù dei quali il Pdl si è spinto a chiedere il ritiro del Piano e la sua ri-assegnazione all'iter previsto dalla legge regionale 202009 - è la stessa Barbanente a rassicura tutti: «La giunta prorogherà di 30 giorni la scadenza prevista. Dissipate, spero, le preoccupazioni per i tempi, sono felice - dice - che finalmente si discuta del piano paesaggistico. Comprendo bene che nonostante le 13 conferenze d'area e la disponibilità in rete della proposta completa del piano sin dal gennaio 2010, è il momento dell'adozione quello nel quale si comincia ad entrare nel merito delle scelte. Ma - rassicura - ogni critica, suggerimento, proposta per il miglioramento del piano paesaggistico, specie se avanzata dagli enti locali, sarà oggetto di approfondimento e discussione con il consueto spirito di apertura e collaborazione. La fase delle osservazioni, prevista per legge, serve proprio a questo». Quanto al possibile corto-circuito legislativo che il nuovo Pptr creerebbe con le precedenti norme, Barbanente invita tutti a cogliere lo «scenario strategico» del Piano, «articolato in azioni, progetti e politiche, finalizzati alla attivazione di nuove economie e sistemi produttivi a base locale e - spiega - all'integrazione fra le politiche del paesaggio e politiche di sviluppo rurale, di mobilità e trasporto, energetiche, di sostegno alle attività produttive e alla promozione del turismo».