Domani si terrà la conferenza dei servizi nel corso della quale si discuterà del «nuovo» progetto di «raddoppio ferroviario» presentato da Rfi. Un progetto - che come abbiamo già scritto ieri - in realtà non presenta alcuna differenza nel tratto che va dalla stazione a castello Ursino, dunque nell'unico tratto veramente critico della proposta. Una proposta che non si capisce perché Rete ferrovie italiane si è intestardita a portare avanti, a progettare, con costi enormi in parcelle professionali, visto che già dalla prima proposta, negli anni Ottanta, la sovrintendenza - allora di Siracusa - espresse parere negativo. Un parere reiterato anche nel 2003, per quando riguarda la sezione archeologica, e ribadito anche adesso non solo dalla sovrintendenza, ma anche dall'ufficio del piano regolatore e, dunque, dal Comune. Entrambi hanno concordemente avanzato una proposta di percorso alternativo che, anzicché attraversare e devastare il centro storico, passa dalla costa, sotto il livello del mare, davanti alla capitaneria di porto per poi approdare sulla terraferma, sempre in galleria, nella zona di San Cristoforo «bucando» il banco lavico del 1669 senza il rischio di intercettare resti archeologici. Il punto di forza che Rete ferrovie getta sul tavolo della discussione è il maggior costo del progetto proposto da sovrintendenza e Comune. Mentre il progetto di Rfi prevede una spesa complessiva di 488 milioni, l'altro costerebbe 120 milioni di euro in più. Non solo. Rfi presenta come punto di forza della propria proposta il fatto che il progetto è articolato in due lotti, il primo che va dalla stazione centrale alla galleria Zurria, per un costo di 110 milioni di euro, e l'altro che prevede l'interramento della stazione centrale e della ferrovia, per una spesa di 378 milioni. Ora, poiché in cassa ci sono soltanto 110 milioni immediatamente disponibili, Rfi sostiene che si può partire subito con i lavori nella parte centrale di città e che, in un secondo momento, si potrà realizzare il secondo lotto. Di contro il progetto di Sovrintendenza e Comune, oltre a costare di più, deve essere attuato contestualmente. Ma quello che per Rfi è un punto di forza, per la sovrintendenza è ulteriore motivo di preoccupazione perché - anche mettendo tra parentesi la devastazione che questo intervento perpetrerebbe in centro storico - si corre l'alto rischio che, effettuato il raddoppio dei binari lì dove adesso c'è n'è uno solo, l'intervento si fermi lì. Che motivazione avrebbe Rfi a spendere una somma tre volte maggiore, e della quale non ha la disponibilità, per interrare la stazione? Ma se questo non avvenisse, il punto qualificante di questo progetto cadrebbe. Perché dall'interramento della stazione centrale, e dall'eliminazione del fascio di binari lungo la scogliera, passa la riqualificazione del fronte mare di Catania. «Anche da questo punto di vista il percorso proposto da sovrintendenza e Comune dà maggiore sicurezza», commenta la sovrintendente Vera Greco. Né il problema del costo aggiuntivo deve scoraggiare perché 120 milioni, nell'ottica della programmazione di Rfi - con budget per migliaia di milioni di euro, e per un'opera di rilevanza europea quale è il completamento del corridoio ferroviario Berlino-Palermo - è una cifra assolutamente abbordabile. Anche perché va ricordato che la tratta di Catania è stata scelta come alternativa, e ripiego, a quella Messina-Palermo, scartata perché troppo costosa. Dunque il nuovo percorso Messina-Catania-Palermo è di gran lunga più economico. Rfi può spendere 120 milioni in più. Eppure dice: prendere o lasciare. O si fa subito il raddoppio in centro storico o si perdono 110 milioni. Ma la città ha detto «no», lo ripete e lo ripeterà. Che succede, allora? In teoria si dovrebbe bloccare il progetto, ma il tratto Bicocca-Catenanuova è già al vaglio del ministero dell'Ambiente per la valutazione d'impatto ambientale... inverosimile che il Governo blocchi tutto. E se, in attesa dell'incontro di domani, gli uffici comunali tacciono, la sovrintendenza ribadisce che ripeterà quanto già detto da decenni con pareri scritti, nei convegni, nelle audizioni regionali, e cioè che questo progetto non s'ha da fare perché devasta il centro storico. Di più. Vera Greco sottolinea che l'eliminazione dei binari dalla costa, insieme alla riprogettazione di Corso dei Martiri, sono una grande occasione di riqualificazione della città, una possibilità di cambiarne la storia e di avviare un nuovo sviluppo, come è avvenuto a Barcellona quando ha riconquistato il mare. «Corso dei Martiri riqualificato sboccherebbe sul parco naturalistico al mare, consentendo forme di mobilità lenta e sostenibile, e valorizzando una scogliera lavica unica nel suo genere aperta com'è sul più grande vulcano attivo d'Europa e sul centro storico barocco di città». Come dire: qui è in gioco il futuro di Catania. Difendiamolo. 11092013