Nessuno scontro con la sovrintendenza. Piuttosto un «dialogo», magari anche aspro, ma che a palazzo Loggia si augurano possa portare a scelte condivise. Nell'intervista pubblicata domenica sul Corriere , l'architetto Marco Fasser aveva dettato le sue condizioni, mettendo sul tavolo due «no» (la vendita degli immobili del centro storico, ventilata dal Comune; il plateatico «senza regole» di piazza Loggia) e un «sì», quello del ritorno del Bigio in piazza Vittoria. Del Bono premette che «è interesse dell'amministrazione collaborare con la sovrintendenza». Collaborazione che «si intensificherà nei prossimi mesi». Ma poi replica punto su punto. «Non vogliamo invadere le prerogative di altri, ma ci sono decisioni sulle quali il comune può e deve dire la sua». Punto primo. La Loggia predisporrà un piano alienazioni. Dalla vendita di partecipazioni e immobili nel 2014 conta di incassare 100 milioni. «Abbiamo la necessità di alienare anche edifici del centro - spiega Del Bono - non siamo nella condizione di poter mantenere tutti gli immobili monumentali e non è certo abbandonando al degrado il nostro patrimonio che si tutela un bene». Basta prendere palazzo Avogadro, alle spalle della Loggia, in corsetto sant'Agata. Sta cadendo a pezzi, il salone Gambara, con gli affreschi, è sempre più a rischio. Ma il Comune non ha le risorse per metterlo a posto. «Questi sono i dati di fatto. Dati di buon senso. Tutto il nostro patrimonio è di valore, ma qualcosa dobbiamo alienare». Cosa? «Ci sono palazzi che sono più strategici e con maggior valore simbolico, come il mercato dei grani e la crocera di San Luca. Quelli li vorrei mantenere». Altri, come l'ex Tribunale, potrebbero invece essere messi in vendita. «Proprio per tutelarli», ribadisce il sindaco. Punto secondo, i plateatici. «Piazza Loggia è alla mercé dei bar, con tavolini e ombrelloni ovunque» aveva accusato Fasser. «Serve equilibrio» ribatte Del Bono, invitando la sovrintendenza a una maggior elasticità. «La presenza in piazza dei plateatici è un elemento di vitalità e di presidio. Certo, è aperto il tema del tipo e delle dimensioni. Siamo pronti a discuterne con la sovrintendenza». Quanto al cono visuale tra l'orologio e palazzo Loggia, «con la pedonalizzazione completa della piazza, a fine anno, i tavolini si sposteranno sull'attuale asse stradale, lasciando libera la parte centrale». Punto tre, il Bigio. «Non ho una posizione pregiudiziale - spiega Del Bono - Ma oggi quella statua è ancora considerata un elemento di divisione e conflitto. Ed è soprattutto il mondo cattolico a essere più reattivo, le fiamme verdi, padre Giulio Cittadini. Non l'estrema sinistra. Da sindaco non posso non tenere conto di queste sensibilità. Anche perché abbiamo altre priorità che non la ricollocazione di una statua...». Dunque a fine anno la piazza verrà aperta, poi si vedrà, con «calma e serenità», cosa mettere sul piedistallo. Quanto alla delibera di giunta, citata da Fasser, al di là che si trattava della giunta Paroli, quel documento «approvava solo il progetto di riqualificazione» della piazza, non la ricollocazione del Bigio. Anzi, se stiamo agli atti formali «non c'è nessuna revoca della delibera Ghislandi del dopoguerra che decretò la rimozione del Bigio». Ma Del Bono insiste su un punto: «Usciamo da 5 anni di divisioni sulle scelte amministrative, noi vogliamo ragionare con serenità, prenderci il tempo per approfondire e fare scelte inclusive e condivise». Se possibile anche con la sovrintendenza. 11 settembre 2013 11:21 Davide Bacca